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SCUOLA/ I prof di oggi? Come i monaci alla fine del mondo antico

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Last, but not least: stante la innegabile verità almeno di buona parte del quadro ricostruito da Paola Mastrocola, quale senso ha ancora il mio mestiere? Perché ogni mattina entrare in classe a parlare di cose - letteratura, grammatica, latino - che sembrano appartenere, per contenuto e forma (il linguaggio verbale), ad un altro pianeta rispetto a quello nel quale i nostri studenti vivono? Per quanto mi riguarda, ci sono di mezzo la vocazione - questo lavoro, e non un altro, è per me - e il fatto che non sempre e non in tutti i ragazzi si registra quell’appiattimento del desiderio e della volontà che purtroppo accomunano i più.
Mi rendo conto che quello che mi muove è la certezza che ciò che faccio e propongo ha comunque un valore, perché risponde al naturale bisogno che l’uomo ha di conoscenza, verità, bellezza; il fatto poi che la scintilla della libertà dello studente si accenda e si metta in moto è fenomeno che, facilitato o ostacolato (oggi molto più ostacolato che facilitato) dal contesto ambientale, in ultima analisi non dipende da me.
L’opera degli amanuensi benedettini, che, in un mondo letteralmente di barbari, ha contribuito in maniera determinante a salvare una civiltà, mi sembra non priva di analogie con le odierne condizioni di lavoro dell’insegnante: certi del valore e della bontà di quanto compivano, i monaci non hanno smesso di copiare manoscritti (che lavoro avvilente, diremmo noi!), pur senza poterne né vedere né prevedere i fondamentali esiti.



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COMMENTI
29/03/2011 - Il mondo dei barbari (luisella martin)

Cara professoressa,che ci piaccia o no, anche lei ed io discendiamo da quegli uomini che, mentre i benedettini copiavano i testi antichi, vivevano da barbari... Ora lei pensa che la cultura (tramandataci dai monaci) le dia il diritto di ritenersi come un monaco in un mondo di barbari. Io, al contrario, mi sento come un barbaro che, grazie ai monaci, si é arricchito interiormente, rimanendo però volutamente barbaro fra i barbari! Beata lei!

 
29/03/2011 - monaci, non giapponesi (Silvia Magherini)

Concordo pienamente con tutto l'articolo, compresa la prospettiva di lettura del libro di Mastrocola e le precisazioni sul "CAC". Mi sembra significativo sottolineare come la percezione di sè e del proprio mestiere oggi sia divergente in Mastrocola e nell'autrice dell'articolo: mentre Mastrocola dice di sentirsi come (non sono riuscita a trovare la citazione nel testo) il soldato giapponese che continua a nascondersi e a sparare senza sapere che la guerra è finita da un pezzo, Graffigna paragona il nostro lavoro a quello dei monaci al tramonto della civiltà antica. Nella mia esperienza la differenza tra i due modi di sentire, per cui mi riconosco nel secondo, è la differenza tra solitudine e compagnia ed ha un nome: Diesse. Aiutarsi a vivere il proprio mestiere (ma potrei dire la propria vocazione, come Mastrocola) dentro la scuola, non solo "prepara" una rinascita ma permette di costruire da subito un pezzo di civiltà. Per questo mi permetto di invitare sia Mastrocola che Graffigna ai Colloqui Fiorentini, Scienza a Firenze e Vie d'Europa (www.diessefirenze.org) che sono da subito un pezzo di scuola nuova.