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SCUOLA/ Berlusconi sa che le polemiche sbagliate allontanano la parità?

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Tutti inculcati?  Tutti inculcati?

Caro direttore,

 

mi permetto di intervenire nel dibattito molto vibrante che leggo sul suo giornale a proposito delle recenti affermazioni di Berlusconi sulla scuola statale, con il solo titolo di avervi insegnato per molti anni. Difendere Berlusconi per quella frase improvvida o voluta (chissà?) è veramente difficile. Berlusconi ha torto per molti motivi.

 

Molte famiglie la pensano proprio come gli insegnanti da lui accusati: sono esse a dare man forte alle manifestazioni ricorrenti in difesa della scuola pubblica, in particolare nella primaria. Anche madri e padri sono plagiati? La propaganda è forte, si sa, ma la gente non è proprio del tutto sprovveduta, soprattutto riguardo ai figli e ai soldi.

 

Molti insegnanti nell’enorme esercito arruolato dalla scuola statale non inculcano proprio niente, cercano di fare il loro lavoro, partendo da diversi punti di vista sulla vita e dalle loro competenze disciplinari, resistendo alla pressione dell’ambiente, da molti anni inclinato verso il basso. Berlusconi ha fatto di ogni erba un fascio.

 

Molti insegnanti, sia quelli che inculcano, sia quelli che non inculcano, sono da tempo fatti oggetto di una disistima sociale ed economica tale da spiegare in parte anche le malattie di cui soffrono. Molti libri sui quali lavorano e fanno lavorare gli studenti hanno risentito della virata della cultura a sinistra, dilagante da almeno quarant’anni. Ma di questo Berlusconi non tiene conto.



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COMMENTI
06/03/2011 - Piccoli costituzionalisti crescono e confermano (Franco Labella)

Vedo con piacere che l'ex collega Sangiani non fa che confermare la vigenza del divieto di finanziare le scuole private. E' già un passo in avanti perchè in un suo altro commento sempre sulla stessa questione e sempre qui sul Sussidiario aveva scritto, a proposito dell'art. 33 3c., di un non meglio precisato "non automatismo". Quanto a Rodotà: non conosco, ammesso che l'abbia avuta, la carriera accademica di Sangiani, ex-collega delle superiori come me, ma noto che nella distribuzione delle patenti è leggermente azzardato. Consiglierei comunque all'ex-collega Sangiani di tener presente i limiti previsti dal codice penale nella distribuzione degli epiteti. Anche perchè rivendicare 40 anni di onorata carriera anche nella scuola pubblica statale e dimostrarsi un po' avventato nei giudizi dando del "falsificatore" ad uno come Rodotà non gli fa onore. Glielo dico da collega della pubblica statale, ancora in servizio. Perchè se insiste finisce per dar ragione al suo Presidente del Consiglio.

 
04/03/2011 - piccoli costituzionalisti? (attilio sangiani)

il sig. Labella sappia che ho studiato e insegnato Diritto Costituzionale per 40 anni; che l'inciso dell'art. 33 "senza oneri per lo Stato" per la libertà di fondare scuole aspiranti alla "parità" con la scuola statale, è stato introdotto per evitare l'automatico scattare del diritto al finanziamento da parte dello Stato, dal momento che la Costituzione riconosce il prioritario diritto dei genitori di "educare ...". Rodotà non è un "maestro" ma un falsificatore della Costituzione, in quanto la interpreta ignorando l'art. 2, che "...riconosce diritti inviolabili e doveri inderogabili ...". In Rodotà si manifesta il "delirio nietszchiano" della autodeterminazione e, insieme, lo statalismo assoluto. Il massimo dell'irrazionalismo. Cordialmente.

 
04/03/2011 - Piccoli costituzionalisti crescono (Franco Labella)

Anch'io, come Palazzi, condivido il tono generale dell'articolo di Cioni. Mi convincono meno alcuni commenti che, a mio parere, continuano ad ingenerare confusione sulla Costituzione formale. Perchè non credo sia corretto scrivere "fermo restando quanto previsto dall'art. 33 3c" ed ignorarne lettera e sostanza. Lo ha spiegato molto meglio di quanto sia in grado di fare io Rodotà nel suo articolo di ieri su Repubblica. La legge sulla parità, che non mi pare sia di rango costituzionale, non può aver innovato quel testo. Se si vuole che statale e privata paritaria siano omologate anche sul piano del finanziamento si cambi la Costituzione. Diversamente la si rispetti e la si legga correttamente anche nella sequenza dei commi non inventandosene una diversa. Non mi pare che si possa ignorare che è la Repubblica a dettare le norme generali sull'istruzione ed il particolare non secondario che mentre esistono scuole statali non esistono, nella previsione costituzionale, scuole che nascono paritarie ma solo scuole private che possono, rispettando determinati obblighi, acquisire la parificazione. Se poi questo non piace, se lo "statalismo" disturba, la strada maestra è quella dell'art. 138 non quella di trasformarsi da "maltrattati" quando si era in carriera in piccoli costituzionalisti in erba che argomentano poco i loro ragionamenti. Questo almeno è il mio modesto parere.

 
03/03/2011 - articolo Laura Cioni (Adriana Pajetta)

Grazie a Laura Cioni. Una posizione come la sua mi ha permesso di dialogare con colleghi che non la pensano come me sulle paritarie (a cui ho mandato i miei figli, con convinzione) ma con i quali condivido una passione educativa. Non è sulla contrapposizione dura e basta che si può costruire qualcosa.

 
03/03/2011 - idee confuse (attilio sangiani)

Mi sono riletto l'articolo con maggiore attenzione e posso aggiungere che la prof. Cioni mi pare condividere le ragioni per cui si dovrebbe offrire una scuola più libera, senza il monopolio statale, alle famiglie ed agli studenti; in più i testi scolastici dovrebbero essere sottratti alla egemonia marxista (e, aggiungerei, radicale) per essere più obiettivi sul piano storico e più pluralisti su quello etico-filosofico. Però non vorrebbe che lo si dicesse, per non turbare la vita della scuola con ulteriori polemiche. Come dire: "fare la frittata senza rompere le uova". Insisterei poi sul fatto che gli insegnanti e le famiglie non dovrebbero sentirsi "colpevolizzati" da chi attacca un monopolio che non dipende da loro.

RISPOSTA:

Di solito quando faccio la frittata, le uova le rompo. E spesso, ma non per fare la frittata, rompo anche le scatole. Ho accennato all'impostazione dei libri di testo come a un aspetto trascurato nelle discussioni sulla scuola. Parlarne diffusamente richiederebbe ben altro spazio e forse una sede più specifica. Sono almeno vent'anni che raccolgo sui libri di testo che ho adottato verità travisate e forzature. In genere le faccio notare ai miei studenti. Credo che da soli non si possa fare molto di più, purtroppo. Troppi gli interessi accademici, editoriali, economici in gioco. Sarei la prima a gioire se questo tema avesse lo spazio che merita. Perciò non me ne voglia se ribadisco ciò che ho scritto, proprio perchè se ne parli, nella misura del possibile, non perchè se ne taccia. LC

 
03/03/2011 - e non polemizzare mai? (attilio sangiani)

Quello che ha detto Silvio Berlusconi è stato detto e scritto diverse volte da altri, senza che si sentissero accusati tutti gli insegnanti nelle scuole statali e, mem che meno, i genitori degli allievi. Infatti l'accusa non è diretta a chi, come lo scrivente, non potendo insegnare in scuola cattolica, ha concorso ed è entrato in ruolo in scuola secondaria superiore statale. Per 36 anni ho cercato di improntare il mio insegnamento ai valori cristiani, concorrendo all'educazione che gli allievi avevano nelle loro famiglie e rispettando chi avesse convinzioni diverse (molto pochi, a dire il vero). Però mi trovavo spesso contrastato da colleghi o anche presidi che non rispettavano per niente le convinzioni delle famiglie e imponevano, a volte prevaricando, le loro personali convinzioni.

 
03/03/2011 - Ha ragione Laura Cioni (Gianni MEREGHETTI)

Ha ragione Laura Cioni, la scuola non ha bisogno dell'ennesima polemica ideologica. La questione seria di oggi non è che "la scuola pubblica insegni principi contrari a quelli delle famiglie", è ben altro! Inannzitutto parlare genericamente di scuola pubblica è del tutto fuoriluogo. Chi è la scuola pubblica? Con chi la si può identificare? Impresa del tutto impossibile, perchè dentro la scuola, sia statale sia paritaria (usiamo per una volta i termini giusti!), chi fa la differenza sono gli insegnanti. Bisognerebbe quindi dire l'insegnante tale o tal'altro insegna questo o quest'altro e non usare queste categorie che non c'entrano nulla con la realtà! Se in primo luogo è sbagliato parlare genericamente di scuola pubblica, in secondo luogo la questione seria oggi della scuola non è che si insegnino principi contrari a quelli delle famiglie, ma se si insegni ai giovani d'oggi a diventare grandi, a diventare capaci di affrontare la realtà. Bisogna quindi oggi più che mai ricordare al Presidente del Consiglio ma anche ai suoi oppositori che la questione della scuola è se fa crescere o non crescere la ragione di ogni studente. Qui sta il problema, o la sfida di questi nostri tempi e riguarda nello stesso modo scuole statali e scuole paritarie, ossia la scuola pubblica, perchè "il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali".

 
03/03/2011 - Ricostruire le macerie, non polemizzare (Sergio Palazzi)

Con la collega Cioni mi sono trovato diverse volte in un certo disaccordo, ma stavolta mi associo. Possiamo discutere per anni su vita, morte e miracoli di scuole statali e paritarie, sulle infinite cause degli infiniti problemi delle une e delle altre. Ma dopo quarant'anni di "riforma continua" che non hanno fatto che deprimere la qualità dell'insegnamento e demoralizzare gli insegnanti validi e che fanno il loro lavoro con un impegno ed una qualità incomparabile ad uno stipendio vergognosamente basso e ad un deprimente status sociale; dopo infinite polemiche e discussioni e scaricabarile in cui perlopiù regnano gli slogan e l'ignoranza dei fatti, si vorrebbe che una volta tanto ci fosse il coraggio di chiamare a raccolta uomini e donne di buona volontà per guardare al futuro, non fare chiacchiericci che non distinguono tra il marcio e l'eccellente. Poi, io ho studiato, insegno e mando mia figlia alla scuola pubblica statale, almeno finchè einaudianamente tutti i genitori (e gli insegnanti!) non avranno reale ed efficace possibilità di scelta tra la libera scuola "pubblica statale" e la libera scuola "pubblica gestita da privati", la quale nel settore dell'istruzione superiore è quantitativamente irrilevante.

 
03/03/2011 - Laura ha ragione (Luigi PATRINI)

Brava Laura, sono pienamente d'accordo con te. Un tuo antico compagno di università.