BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il mito dell’eccellenza: corsa verso la felicità o verso il nulla?

Pubblicazione:

Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)  Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)

Qualche giorno fa, nella palestra di un liceo del quartiere (Paulus Hook, Jersey City, NJ), ho assistito alla proiezione di Race to Nowhere (“Corsa verso il nulla”), un documentario su un aspetto molto dibattuto dell’attuale sistema scolastico degli Stati Uniti: la crescente pressione a cui gli studenti sono sottoposti per raggiungere l’eccellenza - accademica ma non solo. Race to Nowhere si concentra sul caso degli adolescenti che frequentano il liceo, ma la corsa inizia fin da piccoli: l’intero sistema scolastico pubblico si sta trasformando in un meccanismo per formare e selezionare gli studenti migliori, quelli destinati a vincere la competizione con i loro coetanei ed entrare nelle università più prestigiose d’America, accedere alle professioni più ambite, guadagnare il più possibile e poter finalmente vivere contenti.

 

Vicki H. Abeles, per la prima volta regista, punta il dito contro programmi pubblici come No Child left Behind (Nessun bambino lasciato indietro) dell’amministrazione Bush e Race to the Top (Corsa verso il massimo), la principale iniziativa dedicata all’educazione del presidente Obama. Questi programmi hanno basato la riforma del sistema scolastico sull’introduzione di rigidi criteri di selezione per gli insegnanti e standard accademici per gli studenti. La riforma ha inoltre incoraggiato la competizione tra gli istituti scolastici, dato che i fondi erogati dal governo federale ai singoli Stati dipendono direttamente dal raggiungimento di questi standard, e quindi dai risultati dei test su determinate materie a cui sono sottoposti gli studenti a vari livelli.

 

Fondata sulla convinzione che l’introduzione d’obiettivi quantificabili a livello d’apprendimento contribuisca a migliorare i risultati individuali, la riforma ha causato uno spostamento  dell’attenzione degli studenti da “imparare” a “imparare a fare i test” e da “prepararsi per l’università” a prepararsi per “presentarsi bene” all’università. La competizione per entrare in un college Ivy League (le otto università più famose del Nord Est degli Usa: Brown, Columbia, Cornell, Dartmouth, Harvard, Princeton, University of Pennsylvania e Yale, ndr) è spietata e non basta avere il massimo dei voti in classe, bisogna anche riuscire negli sport, partecipare ad attività culturali, fare volontariato, etc. Molti adolescenti finiscono per  cercare scorciatoie, come copiare nei test o usare farmaci che potenziano la performance.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
03/03/2011 - grazie (emilio molinari)

Mi lasci l'occasione di ringraziare chi riesce a ragionare con calma sui temi dell'educazione: troppi slogan, troppe contrapposizioni avvelenano il dibattito sulla scuola. Guardare all'Europa o agli USA è importante e necessario per comprendere sforzi e pregi ma anche difetti. La discussione su test e prove standard ha poco senso se ci fa slittare dal percorso di verifica di quanto avviene in classe e fuori. I dati sempre parlano la lingua di chi li interroga, che si pone da un punto di vista e scopre un certo orizzonte: allora va bene scoprire le difficoltà in lingua o matematica ma non pensiamo di capovolgere il senso dell'insegnamento per inseguire i risultati nei test. Questi vanno presi come occasione per confrontarsi, una delle tante prove della vita, ma l'importante per gli adulti è l'"esserci" al momento giusto, con presenze discrete ma costanti, con l'idea che la persona è il valore più alto che abbiamo davanti e non si riassume mai nè con i voti nè con i risultati di gare solitarie.

 
03/03/2011 - Eccellenza: un'araba fenice (enrico maranzana)

L’avvertimento: “promuovendo solo gli studenti considerati 'migliori' sulla base di criteri misurabili, vengono trascurati quelli che hanno altre capacità utili ma non facilmente misurabili” descrive puntualmente l’attuale situazione della nostra scuola. Nei documenti ministeriali il concetto “capacità”, che rappresenta il fine istituzionale, è stato cassato, sostituito dal termine “abilità”. E’ stata assecondata la direttiva europea che mira alla libera circolazione dei lavoratori e, al contempo, si è cercato un parametro dominabile, utile per la misurazione dell’efficacia del servizio scolastico. La scuola, conseguentemente, è stata orientata ai valori della società produttiva, non a quelli della persona umana. Per valorizzare “l’ unicità di ogni singolo studente e la sua motivazione, lasciandoli liberi di esplorare, rischiare, sbagliare e correggersi invece che costretti ad aderire, imitare o compiacere” è essenziale restituire al concetto di “apprendimento” il significato originario, che la legge ha richiamato: “raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze ATTRAVERSO conoscenze e abilità”.