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SCUOLA/ Il mito dell’eccellenza: corsa verso la felicità o verso il nulla?

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Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)  Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)

Lei stessa madre di tre figli, Abeles è particolarmente preoccupata per gli effetti immediati di questo processo d’indottrinamento di massa: stress, anoressia, depressione e un crescente tasso di suicidi fra gli adolescenti. Tuttavia sono messe in evidenza anche alcune delle conseguenze indirette: per rendere il massimo nei test gli studenti tendono a memorizzare passivamente quello che sanno verrà chiesto nell’esame, invece che imparare ciò che è necessario imparare per diventare bravi professionisti. Questi test a risposta multipla si concentrano infatti su criteri misurabili come capacità linguistiche e matematiche, mentre altre conoscenze umanistiche sono considerate inutili persino per essere valutate. È tuttavia evidente che capacità tecniche non bastano a formare manager, innovatori, pensatori e imprenditori. Inoltre è ragionevole chiedersi se studenti che non sono motivati dalla curiosità, dalla passione e soddisfazione personale non finiranno per cercare scorciatoie o agire poco eticamente anche nella loro vita professionale.  

 

A parte l’enfasi posta sul fatto che la tensione compromette la salute fisica e mentale degli adolescenti, una conclusione interessante del film è che spesso il motivo che spinge questi ragazzi a partecipare alla corsa è il loro desiderio di uniformarsi, essere accettati e soddisfare le attese di altri, prima di tutto dei loro genitori. Come se il desiderio di riuscire a scuola fosse fatto proprio, ma non coincidesse col loro vero desiderio. In questo scenario nemmeno gli insegnanti offrono una soluzione, valutati e pagati loro stessi sulla base dei risultati di questi test. E anzi molti insegnati qualificati abbandonano il sistema pubblico, scoraggiati e demotivati.

 

Race to Nowhere dà una descrizione vivida e realistica della realtà, ma non fornisce una risposta soddisfacente alla questione posta e a tratti suona più come un lamento.

 

Chiunque abbia sperimentato il processo d’ammissione al college negli Stati Uniti sa che può essere stressante: devi scrivere su te stesso e le tue motivazioni, presentare lettere di raccomandazione, sostenere test attitudinali e colloqui personali. Le scuole cercano di selezionare i candidati più forti, coloro che con il loro successo contribuiranno ad accrescere la reputazione della scuola, e per far questo utilizzano criteri semplici e superficiali che garantiscono, se non la certezza, almeno la maggior probabilità di scegliere i migliori. È darwinismo, almeno nella sua versione più semplicistica, applicato all’educazione: si promuove una selezione naturale delle caratteristiche che accrescono la capacità di competere di un individuo.



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COMMENTI
03/03/2011 - grazie (emilio molinari)

Mi lasci l'occasione di ringraziare chi riesce a ragionare con calma sui temi dell'educazione: troppi slogan, troppe contrapposizioni avvelenano il dibattito sulla scuola. Guardare all'Europa o agli USA è importante e necessario per comprendere sforzi e pregi ma anche difetti. La discussione su test e prove standard ha poco senso se ci fa slittare dal percorso di verifica di quanto avviene in classe e fuori. I dati sempre parlano la lingua di chi li interroga, che si pone da un punto di vista e scopre un certo orizzonte: allora va bene scoprire le difficoltà in lingua o matematica ma non pensiamo di capovolgere il senso dell'insegnamento per inseguire i risultati nei test. Questi vanno presi come occasione per confrontarsi, una delle tante prove della vita, ma l'importante per gli adulti è l'"esserci" al momento giusto, con presenze discrete ma costanti, con l'idea che la persona è il valore più alto che abbiamo davanti e non si riassume mai nè con i voti nè con i risultati di gare solitarie.

 
03/03/2011 - Eccellenza: un'araba fenice (enrico maranzana)

L’avvertimento: “promuovendo solo gli studenti considerati 'migliori' sulla base di criteri misurabili, vengono trascurati quelli che hanno altre capacità utili ma non facilmente misurabili” descrive puntualmente l’attuale situazione della nostra scuola. Nei documenti ministeriali il concetto “capacità”, che rappresenta il fine istituzionale, è stato cassato, sostituito dal termine “abilità”. E’ stata assecondata la direttiva europea che mira alla libera circolazione dei lavoratori e, al contempo, si è cercato un parametro dominabile, utile per la misurazione dell’efficacia del servizio scolastico. La scuola, conseguentemente, è stata orientata ai valori della società produttiva, non a quelli della persona umana. Per valorizzare “l’ unicità di ogni singolo studente e la sua motivazione, lasciandoli liberi di esplorare, rischiare, sbagliare e correggersi invece che costretti ad aderire, imitare o compiacere” è essenziale restituire al concetto di “apprendimento” il significato originario, che la legge ha richiamato: “raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze ATTRAVERSO conoscenze e abilità”.