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SCUOLA/ Il mito dell’eccellenza: corsa verso la felicità o verso il nulla?

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Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)  Corsa verso il nulla? (Imagoeconomica)

L’obiettivo è quello di minimizzare il rischio del processo: rischio di selezionare uno studente destinato a fallire, rischio di insegnare ciò che si rivelerà inutile, rischio di incoraggiare comportamenti non conformi. Eppure, selezionando e promuovendo solo gli studenti considerati “migliori” sulla base di questi criteri misurabili, vengono trascurati quelli che hanno altre capacità utili ma non facilmente misurabili. Eliminando il rischio sacrifichiamo cioè anche un ricavo potenziale. “Le nature devianti - spiega Nietzsche in Umano troppo Umano - sono della massima importanza ovunque debba prodursi un progresso... le nature più forti conservano il tipo, quelle più deboli contribuiscono a farlo evolvere”.

 

L’educazione di per sé è fatta di una proposta libera di genitori, educatori o insegnanti ai loro ragazzi. È la libertà compresa in questa proposta che permette di distinguere una pressione positiva da una pressione negativa. Ciò che rende la pressione negativa è l’uso incondizionato di standard e teorie per valutare il progresso e l’apprendimento individuale. Questo confronto continuo con lo standard è controproducente, perché la realtà non coinciderà mai con l’astrazione.

 

La stessa tensione può essere positiva se si riparte dal desiderio di conoscere e imparare con cui siamo nati tutti, fornendo agli studenti i mezzi per seguire questa naturale inclinazione. Accanto a questi metodi di riforma, bisognerebbe utilizzare approcci più aperti e individuali, che pongano l’attenzione sull’ unicità di ogni singolo studente e sulla sua motivazione, lasciando liberi di esplorare, rischiare, sbagliare e correggersi invece che costretti ad aderire, imitare o compiacere. Soprattutto c’è bisogno di insegnanti esperti e dotati di libertà di curriculum, messi nella condizione di poter richiamare i propri studenti a questa curiosità originale e motivarli senza creare pressione.

 

Ma è estremamente difficile mantenere questo positivo, e certo è molto più semplice attaccarsi allo standard, soprattutto con i propri figli, perché questo positivo implica una libertà e la libertà implica un rischio e il rischio fa paura. Mi sembra che gli adolescenti di Race to Nowhere siano giovani che hanno perso la sicurezza in se stessi. E così i loro genitori. Mi sembra che gli Stati Uniti come popolo abbiano perso la sicurezza nelle proprie capacità nella competizione con popoli più affamati e motivati, come quelli di Cina o India. Forse apparteniamo a popoli troppo viziati e abbiamo dimenticato cosa ci motiva, cosa ci fa muovere. La motivazione non nasce da cosa “devi” fare ma da cosa “vuoi” fare.



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COMMENTI
03/03/2011 - grazie (emilio molinari)

Mi lasci l'occasione di ringraziare chi riesce a ragionare con calma sui temi dell'educazione: troppi slogan, troppe contrapposizioni avvelenano il dibattito sulla scuola. Guardare all'Europa o agli USA è importante e necessario per comprendere sforzi e pregi ma anche difetti. La discussione su test e prove standard ha poco senso se ci fa slittare dal percorso di verifica di quanto avviene in classe e fuori. I dati sempre parlano la lingua di chi li interroga, che si pone da un punto di vista e scopre un certo orizzonte: allora va bene scoprire le difficoltà in lingua o matematica ma non pensiamo di capovolgere il senso dell'insegnamento per inseguire i risultati nei test. Questi vanno presi come occasione per confrontarsi, una delle tante prove della vita, ma l'importante per gli adulti è l'"esserci" al momento giusto, con presenze discrete ma costanti, con l'idea che la persona è il valore più alto che abbiamo davanti e non si riassume mai nè con i voti nè con i risultati di gare solitarie.

 
03/03/2011 - Eccellenza: un'araba fenice (enrico maranzana)

L’avvertimento: “promuovendo solo gli studenti considerati 'migliori' sulla base di criteri misurabili, vengono trascurati quelli che hanno altre capacità utili ma non facilmente misurabili” descrive puntualmente l’attuale situazione della nostra scuola. Nei documenti ministeriali il concetto “capacità”, che rappresenta il fine istituzionale, è stato cassato, sostituito dal termine “abilità”. E’ stata assecondata la direttiva europea che mira alla libera circolazione dei lavoratori e, al contempo, si è cercato un parametro dominabile, utile per la misurazione dell’efficacia del servizio scolastico. La scuola, conseguentemente, è stata orientata ai valori della società produttiva, non a quelli della persona umana. Per valorizzare “l’ unicità di ogni singolo studente e la sua motivazione, lasciandoli liberi di esplorare, rischiare, sbagliare e correggersi invece che costretti ad aderire, imitare o compiacere” è essenziale restituire al concetto di “apprendimento” il significato originario, che la legge ha richiamato: “raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze ATTRAVERSO conoscenze e abilità”.