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SCUOLA/ Cara Mastrocola, cominciano per K anche gli istituti tecnici...

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Continua il dibattito sul libro di Paola Mastrocola  Continua il dibattito sul libro di Paola Mastrocola

Cara collega Mastrocola,

ho appena divorato il suo Togliamo il disturbo. Sono d’accordo con la gran parte di quel che scrive, sia pur notando qualche contraddizione; vorrei commentare quel che non condivido. Per brevità userò le sigle che lei usa, chiare solo per chi lo ha già letto.
Ho circa la sua età; perito chimico, laureato in chimica, insegnante per libera e ostinata scelta in un istituto tecnico chimico. Tendo ad avere un’ottica un po’ chimica, così come lei ad averla letteraria. La capisco: ho la fortuna di aver sempre amato la lettura, grazie alla mia famiglia e ad alcuni insegnanti. Tra i libri che assediano la mia casa, decine trattano di filosofia, storia, arte; la maggior parte sono di narrativa. Credo di aver imparato anche a distinguere tra libri di chimica scritti bene o male (parlo di libri veri, non di quei fascicoli illustrati, con o senza Cd, che chiamano libri di testo).
Ieri ho preso i miei sedicenni di non semplice gestione e anziché in laboratorio li ho portati in un’aula in penombra. Senza dire cosa fosse, ho letto loro un racconto. “Piombo”, la storia di Rodmund, la più letteraria e - solo apparentemente - più facile del “Sistema periodico” di Levi. Sono rimasti a bocca aperta in un silenzio irreale e, per loro, inusitato. Avevo scelto il punto in cui fermarmi, per dedicare un’oretta a parlare della chimica del piombo, del contesto storico e di quanto di reale e vivo ci fosse in quelle pagine, aiutandomi con proiettore e web. Poi ho ripreso e concluso. So che vorranno scoprire che libro è; alcuni lo leggeranno. Per me, sarà più semplice affrontare i prossimi argomenti didattici.
Sulla base di questo aneddoto e della mia caotica esperienza di lettore credo di aver visto una chiave per spiegare cosa non mi va nel suo spietato libro, sulla cui pars destruens si è già espresso Cominelli: non mi sembra di averci visto una sola volta la parola chimica. E non ho trovato, tra i più tersi scrittori, proprio Levi. Eppure dobbiamo avere molti gusti comuni, stante che ripetutamente cita il mio adorato Buzzati, e Fenoglio, e sia pur di sfuggita Borges ed Ariosto.
Vede, proprio la chimica fa saltare la sua divisione tra il sapere dei libri e le altre cose di carattere pratico, perché quella che qualcuno chiama la scienza centrale - un’altra volta ne parleremo - tanto più è elevata e approfondita tanto meno può stare lontana da un laboratorio, e tanto più sta in laboratorio tanto più ha bisogno dei libri. Un istituto tecnico a indirizzo chimico, nella mia certo condizionata visione, dovrebbe essere quanto più di affine a un liceo classico, anche se epidermicamente diversi. Forse la pensavo così già alle scuole medie, quando ero incerto tra le due strade.



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COMMENTI
25/05/2011 - Cara Mastrocola (Libero Gianfagna)

Io ho frequentato la vecchia scuola media, il ginnasio, che non ha nulla a che vedere con l'attuale e quella frequentata da lei, poi ho frequentato l'Iti e mi sono laureato in ingegneria civile edile. Adesso insegno fisica presso un Iti. Non condivido quanto da Lei sostenuto perché non si può esprimere un giudizio generale riferendosi ad un singolo caso, e per di più personale. Lei ha avuto la fortuna di avere dei genitori attenti che l'hanno stimolato nella lettura, attraverso la quale ha potuto darsi una cultura generale. Ma frequentare un liceo classico è altra cosa! C'è un ordine e una logica nelle materie studiate. Ai miei tempi, quando frequentavi una classe, significava che avevi la preparazione necessaria per quel livello e questo permetteva a tutti di raggiungere livelli elevati. Chiediamo che venga riattivato il ginnasio e continuiamo a chiamare IV e V ginnasio i primi anni del classico!