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SCUOLA/ Traccia regionale nell'esame di stato? La Lega ha ragione, ma non sa perché...

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Milano, il Castello Sforzesco (Imagoeconomica)  Milano, il Castello Sforzesco (Imagoeconomica)

Massimiliano Orsatti, consigliere regionale della Lombardia, ha proposto di aggiungere una traccia di interesse regionale a quelle predisposte dal ministero per la prima prova del prossimo esame di stato. Immediata la reazione negativa di tutte le componenti politiche, ma anche all’interno della Lega si è scatenato il dibattito, perché alcuni suoi rappresentanti hanno ritenuto inopportuna una tale proposta proprio nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dell’unità d’Italia.
Le ragioni che Orsatti adduce a sostegno della sua proposta sono sostanzialmente due: la prima è l’autonomia, che già oggi prevede una quota per programmi regionali, anche se non superiore al 20 percento, ma tale da giustificare la possibilità che ogni regione predisponga una traccia sulla propria storia e cultura; la seconda è l’interesse che i giovani avrebbero per tematiche regionali, tanto da far dire a Orsatti che questa traccia risulterebbe senza ombra di dubbio la più scelta.
Non ci sarebbe nulla di male ad inserire una traccia regionale nella prima prova scritta degli esami di stato. In realtà il problema vero che sta dietro la boutade di Orsatti è che la scuola italiana è autonoma solo sulla carta, perché di fatto lo statalismo è ancora dominante e più che vedere scuole tentare nuovi percorsi di conoscenza, si assiste allo spettacolo per nulla edificante di doversi omologare alle indicazioni del Ministero. Del resto la domanda che domina nei collegi docenti non è “come possiamo raggiungere noi, con la nostra creatività, gli obiettivi didattici ed educativi che ci competono?” ma “quali sono le indicazioni del Ministero?”. L’autonomia è ancora tutta da conquistare.
Vista dal punto di osservazione della prima prova scritta dell’esame di stato, la questione non è quella posta da Orsatti, è un’altra, è se abbia ancora senso che le tracce siano fissate a livello nazionale. Ma non per affidare ad ogni regione il compito di stabilirle - sarebbe decentramento, non autonomia! - bensì per autorizzare  ciascuna scuola a farlo. Sarebbe utile che il dibattito si indirizzasse in questa direzione, per capire se l’autonomia possa arrivare fino a stabilire le tracce degli esami di stato.



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