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SCUOLA/ Traccia regionale nell'esame di stato? La Lega ha ragione, ma non sa perché...

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Milano, il Castello Sforzesco (Imagoeconomica)  Milano, il Castello Sforzesco (Imagoeconomica)

Infatti se c’è una cosa che è emersa chiaramente in questi anni di tracce ministeriali è la loro astrattezza, che poi è anche una delle cause dei risultati non esaltanti dei candidati. Le tracce sono astratte perché costruite su un programma ideal-tipo, sono pensate sui programmi che si dovrebbero svolgere e pongono questioni che spesso non c’entrano con il percorso di studio fatto dagli studenti. È questo che li mette in difficoltà, dover ragionare sulle astrazioni, su ciò che non entra nel loro orizzonte esperienziale, su ciò che non morde la realtà, e chiunque sa qualcosa di scrittura ha chiaro quanto sia difficile scrivere quando manca la materia.
Sarebbe del tutto diverso se le tracce fossero elaborate a partire da ciò che gli studenti hanno effettivamente svolto. Valorizzerebbe la loro esperienza umana e di studio, e li metterebbe nelle condizioni di dare il meglio di loro stessi nello scrivere. E chi meglio degli insegnanti con cui hanno fatto tre, quattro, cinque anni di lavoro può sapere su che cosa si può sfidarli a comunicare di sé?
Dare alle scuole il compito di redigere le tracce per la prima prova scritta di italiano non è solo realizzare l’autonomia, è molto di più: è mettere ogni studente nelle condizioni migliori per comunicare nello scritto ciò che ha imparato. Tracce nazionali invece favoriscono elucubrazioni mentali, voli pindarici, arrampicate sui vetri da far paura. Occorre andare oltre quello che ha proposto Orsatti, ci vuole il coraggio di perseguire l’autonomia fino alle sue estreme conseguenze affidando a chi opera dentro la scuola la responsabilità di stabilire su che cosa e come valutare i propri studenti.
A ciò si potrebbe obiettare che allora gli esami di stato non sarebbero una vera prova e che ogni scuola tenderebbe a gonfiare le valutazioni dei propri studenti. Obiezione legittima, ma una valutazione delle scuole non può partire dalla “coda”. E poi: la vera professionalità di un docente non si misura anche dalla sua capacità di valutare? Pensiamoci.



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