BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Classe IIA, diventare architetti per capire e ordinare il mondo

Pubblicazione:

Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Se c’è un immagine che descrive con efficacia la modalità con cui il bisogno di conoscere si manifesta nei ragazzi che, nella scuola media, si affacciano alle soglie dell’adolescenza è quella di Morhange, il ragazzo destinato a diventare un grande pianista nel film Les Choristes, che guarda con atteggiamento di desiderio e di resistenza ad un tempo da dietro la colonna i compagni del coro guidati dal maestro Pepinot, che alla fine lo coinvolgerà, spingendolo a far emergere la dolcezza infinita del suo canto.

 

Ho trovato una singolare sintonia fra questa scena ed un passaggio di un tema di un ragazzo di terza media, che mi sono trovata a leggere con un’insegnante, in cui egli descriveva i sentimenti contraddittori provati nella giornata di Open Day della scuola: «Mi ero messo in testa che avrei soltanto guardato e non avrei agito. Ma non ero contento. Ci sono dei momenti nella testa di noi adolescenti in cui non vogliamo fare una cosa, anche se sappiamo che la vogliamo fare, in fondo. Ci si “ingarbuglia” la testa e allora andiamo in confusione. Io ero in quella situazione. Me ne sono accorto passando tra le classi, guardando i miei compagni che si preparavano. Si divertivano. Tutte  le aule erano fantastiche: i cartelloni e i modellini erano belli e interessanti! Ma cinque minuti prima dell’inizio ero rimasto solo nel corridoi. Solo. Allora mi sono chiesto cosa stavo facendo. In quel momento  uscì la prof... che mi “accolse” nella sua aula».

 

Non è rifiuto della realtà, ma vertigine di fronte a una totalità del mondo che si rivela nel momento in cui si comincia a percepire la propria individualità: come dice Maria Zambrano, “se l’adolescente combatte con ciò che gli sta intorno è perché lo fa con se stesso, perché non ha potuto ordinare il caos che nella sua anima risveglia la rivelazione della totalità della vita”.

 

In entrambi gli esempi la realtà viene incontro con un fascino (una pro-vocazione) che si riverbera nell’esperienza dei compagni, ma non basta a muovere intelligenza e volontà, se non subentra uno sguardo che incoraggia e rassicura sulle proprie possibilità. Per questo diventa molto importante, soprattutto nella scuola media, cercare di costruire esperienze, in cui la pro-vocazione a “mettersi alla prova” insieme ai compagni in un percorso di conoscenza approdi ad una realizzazione concreta e riconoscibile.

 

Gli Open Day sono, in questo senso, un momento privilegiato soprattutto in quelle aule in cui si percepisce che i ragazzi si sono sentiti protagonisti di un percorso che trova nell’allestimento finale il suo momento di sintesi e di esplicitazione di consapevolezza, secondo modalità che spesso sorprendono non solo i visitatori, ma noi stessi che pure li avevamo pensati ed attivati.



  PAG. SUCC. >