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SCUOLA/ Classe IIA, diventare architetti per capire e ordinare il mondo

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

4. Al ritorno si è aperto il laboratorio di elaborazione della propria città ideale. Ad ognuno è stata data una pagina di atlante stradale, chiedendo di collocare in un punto scelto il loro progetto elaborato su cartoncino e ritagliato, fornendone una sintetica illustrazione. I risultati in alcuni casi sono stati sorprendenti, a partire dalla capacità di tradurre in un modello che avesse certe caratteristiche formali di armonia e proporzione geometriche il loro desiderio (es. Laurenzia, dedicata alla madre, circolare, attraversata dal Po, con sei strade che convergono verso la piazza centrale con Cattedrale, Municipio ed Ospedale, a nord area tempo libero, a sud servizi, a est e ovest quartieri residenziali).

 

5. Infine l’allestimento della mostra per l’Open Day, che si è rivelata uno spettacolo soprattutto nella vivace coralità della preparazione in cui si esprimeva l’idea di una condivisione guidata dello scopo e nell’energia comunicativa che i ragazzi hanno rivelato di fronte ai visitatori.

 

Questo il giudizio di uno degli insegnanti: “l’esperienza dell’Open Day ha messo alla luce la vera sensibilità e umanità di alcuni ragazzi di IIA nel momento in cui è diventato un lavoro loro. Non era sufficiente avere disegnato disposizioni, pannelli e bozzetti. Piuttosto andava verificata in loco la fattibilità dell’allestimento del cantiere del quale non era possibile conoscere gli esiti. E forse non me ne importava nemmeno troppo, perché vedevamo che alcuni ingranaggi della macchina scenica stridevano tra loro: i cartoni, sui quali erano affisse le immagini e didascalie, difficilmente riuscivano a mantenersi in piano, le plance erano poco rigide e di facile inciampo, la luce non permetteva la proiezione del video di apertura, etc. La programmazione era necessaria e funzionale ma non l’unico strumento per arrivare all’opera. Noi ci aspettavamo qualcosa di più, che è venuto dalla sorprendente responsabilizzazione di ognuno dei ragazzi. In tutto il lavoro, dal gesto più piccolo fino al tenersi le mani incrociate per attendere qualche indicazione, ognuno ha messo a nudo le proprie abilità e debolezze ed ha partecipato per rendere grande il tema della Città ideale. Mi piace ricordare che in questo esempio di lavoro fatto con gli studenti, è emersa soprattutto l’importanza per i ragazzi del vedere i risultati della loro fatica prendere forma concreta. In questo ho percepito un’utilità che derivava soprattutto dalla coscienza con cui si lavorava. Partendo da sé stessi, e prendendo coscienza del proprio desiderio di essere protagonisti e attori della mostra, questi ragazzi non hanno, in primo luogo, tradito il loro cuore”.

 

Esso trova corrispondenza e completamento nelle parole di uno dei ragazzi: “Tutto il lavoro svolto sulla Città ideale per me non è stato facile, ma grazie all’aiuto dei prof. sono riuscito a capire e mi sono divertito. È come se mi fossi immedesimato in un architetto dell’epoca. La cosa che mi ha colpito di più all’Open Day, poi, è stato che ogni cosa studiata, che mi aveva affascinato, colpiva chi la scopriva attraverso di me”.



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