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SCUOLA/ Latinisti a zonzo? Meglio pasticcieri, purché educati...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ha ragione Camon, è in gioco la “qualità della vita”; questa però - aggiungo io - non dipende semplicemente dall’istruzione, non è determinata dal sapere tante cose. Non è lo studio che apre la mente, così come non è il lavoro che la chiude; non c’è automatismo che dia garanzie, in questo senso. La medicina, per il malato che è l’uomo, non è l’istruzione - e nemmeno il lavoro - ma l’educazione, e questa non è assicurata semplicemente dall’andare a scuola. Perché è l’educazione ciò che fa emergere le domande dell’uomo e il suo “naturale” interesse per la realtà tutta intera, attraverso la proposta di una ipotesi di senso e l’offerta degli strumenti con cui verificarla. Quanti nostri vecchi, pur privi di qualsiasi istruzione ma educati dall’appartenenza alla grande tradizione cristiana, avevano una saggezza, una curiosità e una capacità di comprensione a 360° della realtà che, oggi, per gran parte delle persone è del tutto sconosciuta!

 

Quello che apre o chiude la mente dell’uomo, dunque, non è il lavorare o lo studiare, ma lo scopo per cui si fanno queste cose, come dimostra bene una lettura attenta proprio dell’esempio portato da Camon. Quando infatti l’orizzonte di significato entro cui questi aspetti sono collocati è meschino (come per il posatore, che guardava solo al proprio benessere materiale, al non avere problemi...), allora la mente si chiude; ma quando è grande, come accade, per esempio, in certi CFP originati da importanti carismi educativi (realtà che possono vantare un successo formativo in termini di occupazione o di rientro nel sistema scolastico superiore al 60%) (1), allora è possibile assistere alla rinascita di giovani espulsi dal sistema scolastico che sembravano destinati ad una vita di fallimenti. Giovani che, grazie ad adulti appassionati al loro destino, frequentando dei percorsi di formazione professionale (panificatori, ristoratori, acconciatori, pasticceri, etc.), rialzano il capo, iniziano a guardarsi intorno e ad interessarsi alla realtà tutta intera, desiderano diventare imprenditori e partecipano persino a concorsi di poesia... vincendoli!

 

Tornando, dunque, alla domanda da cui siamo partiti, dovrebbe apparire ora più chiaramente qual è la sfida che ci attende: non solo riproporre - come propone la Mastrocola - una scuola dei contenuti che rimetta lo studio al centro dell’insegnamento, oppure una maggiore possibilità di accedere a percorsi di formazione lavoro, obiettivi entrambi auspicabili; ciò che è necessario, soprattutto, è puntare sull’educazione, favorendone la libera intrapresa per consentire ad adulti appassionati di fare ai giovani proposte “alte” e interessanti; perché i “neet” e i ragazzi “dispersi” sono il frutto, innanzitutto, di una società di adulti che non ha più passione per nulla, e che in nome del comodo e di insensate ideologie ha rinunciato a educare e a far crescere i propri figli.

 

 

(1) Questo tipo di percorso formativo si è rapidamente sviluppato dal 2003, passando  dai 1.329 percorsi con 23.562 alunni nel 2003/2004 ai 7.642 percorsi frequentati da 150.489 alunni nel 2008/2009, con il numero degli allievi cresciuto di 5 volte in sei anni, anche se con grandi differenze da una regione all’altra: Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto hanno maggiormente investito in questo segmento, le regioni del Centro e del Sud assai meno. Ed è proprio nelle regioni del Mezzogiorno che si registrano le più alte percentuali di dispersione scolastica e di disoccupazione giovanile (dati Isfol).



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COMMENTI
04/03/2011 - cultura e manualità (attilio sangiani)

Già in altra occasione ho espresso la mia convinzione, corroborata dalla mia esperienza di ex studente-lavoratore: studi classici, laurea in giurisprudenza, avvocatura, docenza, magistratura, pensione; contemporaneamente non ho abbandonato attività manuali, da quando facevo il pasticcere, il barista, l'elettricista, ecc., prima per vivere e studiare, poi come volontariato, in famiglia e nella società. Non solo non vedo contrasto fra la manualità e il "latino", ma l'una aguzza l'altro e viceversa. Il problema è come conciliarli negli anni della scuola e dopo; la vera cultura è per tutti, per nutrire l'anima, ma non deve essere illusoriamente la via per il "guadagno". "Carmina non dant panem".... Mio padre faceva il pasticcere e cantava a memoria il repertorio delle opere liriche, recitava Dante, leggeva Manzoni, Papini, Iginio Giordani,... San Paolo evangelizzava e fabbricava tende per vivere...