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SCUOLA/ Cosa c’entra un quadro svedese con un bosco di castagni?

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"Ma quando cominciamo a scrivere?"  "Ma quando cominciamo a scrivere?"

Classe seconda, scienze. Una maestra racconta. “È dalla prima che studiamo le piante, ora siamo in seconda. L’anno scorso abbiamo osservato l’albero nelle varie stagioni, lo abbiamo fotografato; abbiamo osservato la foglia dell’albero e quest’anno, notando le differenze tra le foglie, imparandone i nomi a seconda del margine, della forma... le abbiamo classificate: un bel po’ di nomi nuovi. I bambini mi sono venuti dietro e hanno imparato, c’è grande fiducia in quello che io dico loro, mi danno un grande credito. Solo ora, dopo tutto questo lavoro, l’altro giorno Francesco mi ha chiesto, come “accendendosi”: “Perché proprio in autunno si seccano e cadono le foglie?”. E da qui partiremo per un altro lavoro di conoscenza. Mi ha colpito perché davanti al consueto cadere delle foglie stiamo spesso tutti in modo un po’ scontato. L’approfondire lo studio di un particolare della realtà ha aperto in Francesco il desiderio di capire di più, lui si è “acceso” e la sua domanda di conoscenza più profonda di ciò che vede accadere ha acceso anche me e i suoi compagni”. 

Francesco magari lo sapeva già che in autunno le foglie cadono, l’aveva visto, ma continuando a guardare la realtà “succede” il desiderio di capire di più.

Spesso le domande dei bambini vertono sugli avvenimenti naturali e diventano un’occasione di conoscenza in scienze. Un altro aspetto della realtà su cui si concentrano le domande dei bambini è l’uomo. Le domande sull’uomo muovono l’esperienza della conoscenza e poi impegnano nello studio in storia, in scienze, in italiano, in disegno.

 

Classe quarta, arte. Stiamo imparando a disegnare la persona. C’è una maestra d’arte che guida i bambini attraverso un metodo che parte dall’osservazione attenta e coraggiosa dei volti. È  un laboratorio appassionante, che risponde molto al loro desiderio di conoscere, perché disegnare le persone, soprattutto i volti, è difficile. La maestra ha raccolto i brani della conversazione conclusiva con la maestra d’arte: “Mi è piaciuto imparare le proporzioni giuste, le misure del nostro volto, per me sono state cose nuove. Ho imparato a fidarmi di quello che osservo, ho imparato, per esempio, a fare i maschi con le ciglia e che se osservo una linea sul volto di chi sto disegnando la devo proprio fare, non posso non farla per paura di sbagliare. Prima disegnavo delle persone che non somigliavano tanto a quello che erano, le facevo tutte uguali, tutte magre... L’anno scorso non mi piaceva tanto disegnare, dopo mi è piaciuto perché sono riuscita ad usare le regole e vedevo che queste regole erano vere. Come se prima avessi avuto degli altri occhi. Ho imparato a fare l’ovale del viso e gli occhi, ma il naso e la bocca li faccio ancora come prima e mi vengono tutti uguali. Un disegno che mi è piaciuto molto è stato quello sul quaderno d’italiano, dove ho disegnato il viso di mia sorella Rebecca: l’ho fatto abbastanza bene, anche se non avevo davanti il modello, ma ci sono riuscito perché io voglio molto bene a mia sorella e l’ho chiara “in testa”, anche quando non la vedo; c’entra molto quanto le voglia bene”.



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