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SCUOLA/ Cosa c’entra un quadro svedese con un bosco di castagni?

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"Ma quando cominciamo a scrivere?"  "Ma quando cominciamo a scrivere?"

L’ultimo esempio è il più completo. Classe prima, scienze. La maestra decide di portare i bambini in autunno a Montalto, sull’Appennino tosco-emiliano, in un bosco per raccogliere le castagne. Al ritorno a scuola e nei giorni successivi, la classe lavora molto su quello che ha visto nel bosco e su quello che hanno raccolto e portato a scuola. Si soffermano a lungo e non per caso sulla castagna e sulla ghianda, disegnando e osservando le due bucce poi il seme cioè i due cotiledoni e l’embrione. Insieme decidono di interrare una castagna in un grande vaso che sistemano su uno dei davanzali dell’aula; in un altro vaso interrano una ghianda. Qualche mese dopo una bimba, guardando dalla finestra vede che è spuntato un  germoglietto: cos’è successo? E la castagna e la ghianda? Portano dentro il vaso ed iniziano ad osservare tutto: estraggono con delicatezza dalla terra i due semi: dalla buccia sale un fusticino da una parte e dall’altra scende una radice. I bambini parlano, dicono quello che sanno e che vedono. Confrontano la forma delle foglie con quelle portate dal bosco appurando che sono proprio un castagno e una quercia e quindi la castagna e la ghianda originari erano proprio semi. Cercando di capire emergono gli elementi della questione: c’è la terra, un seme, l’ acqua, l’aria, la luce... queste parole le dicono i bambini, come traendo delle conclusioni: “Allora se facciamo così, con tutti questi elementi, ecco che nasce una nuova pianta”.

Lorenzo, però, alza la mano e dice: “Io però non capisco ancora come mai seme + acqua + terra + aria + luce messe insieme possano far nascere una nuova pianta”. La maestra a quel punto non può fare a meno di utilizzare la parola “miracolo”, ma subito dopo da una bimba viene una risposta che la stessa maestra riconosce come più aderente ai fatti, e viene ripetuta ad alta voce perché tutti la possano udire. Maddalena dice: “Quello che è accaduto, secondo me, è molto di più della somma delle cose”.

 

In questo esempio si riconoscono bene i “grandi” protagonisti: i due bambini. Il primo mostra con la sua domanda il suo bisogno di conoscere, e di conoscere veramente, non si accontenta di un meccanismo di funzionamento. Il bimbo chiede, la bambina trova le parole per dire quello che già il bimbo aveva intuito ed espresso nella sua domanda: è accaduto di più della somma.

L’altra protagonista è la realtà, ciò che accade. È accaduto che siano germogliate, una bimba le ha viste, si sono chiesti cosa fosse successo. La domanda nasce dalla meraviglia per qualcosa che è accaduto e lo stare, accompagnati, davanti a ciò che c’era ha dispiegato il loro bisogno di conoscenza come un ventaglio... “Guardiamo bene, confrontiamo le foglie, osserviamo le differenze, diamo un nome (“si chiama seme”), mettiamo in relazione terra, aria, ecc.” fino allo squarcio di quel “di più della somma”.

 

L’ultimo protagonista è l’insegnante: grande tentazione quella di dire “è un miracolo”, è come quando stai giocando a pallavolo e ti alzano la palla... tu salti per schiacciare... e invece no: quanto è più corrispondente al compito che ci è dato l’accompagnarli nel mantenere aperta la loro domanda, invece che “schiacciarla” con una risposta che forse non capirebbero, ora.



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