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SCUOLA/ Abravanel: così la cultura del merito può cambiare la scuola italiana

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Roger Abravanel (Imagoeconomica)  Roger Abravanel (Imagoeconomica)

Non è tanto un problema di classifica, quanto di poter riconoscere la qualità delle scuole. Devono conoscerla i genitori; deve conoscerla il ministero, perché deve poter intervenire per migliorare le scuole che sono meno buone; devono conoscerla le scuole stesse, perché solo così possono elaborare programmi di auto-miglioramento rafforzando le aree che risultano più deboli. E la dobbiamo conoscere noi contribuenti, perché mettiamo nella scuola una quantità enorme di soldi e abbiamo il diritto di conoscerne il ritorno.

 

Lei cosa propone?

 

Uno dei miei suggerimenti al ministro è stato quello di ridefinire la missione dell’Invalsi. La Gelmini ha compreso l’importanza di un uso sistematico dei test, e gran parte dei miglioramenti avuti di recente nei dati Ocse-Pisa sono dovuti alla sensibilizzazione e alla formazione all’utilizzo di questi test. La mia opinione è che l’Invalsi debba fare solo test, non essere un istituto accademico che fa degli studi di massima sulla qualità del sistema scolastico. Dovrebbe ispirarsi all’Ets americano, l’istituto creato nel 1933 con questo scopo e che oggi ha duemila persone esperte di test e di indagini.

 

L’uso massiccio di test non espone la didattica al rischio di essere orientata alla misurazione, portando ad un impoverimento delle discipline e dei curricula degli studenti?

 

No, il problema è diverso e più profondo. Qual è oggi l’obiettivo della didattica? Si pensa ancora che esso consista nell’insegnamento statico e ripetuto di una cultura immobile e più o meno definita, situata concettualmente agli antipodi della misurazione. Ma il vero problema con il quale oggi tutto il mondo si sta confrontando è che i cambiamenti intervenuti a livello globale richiedono un sistema educativo d’istruzione che indipendentemente dalle conoscenze e dalle discipline che vengono insegnate, sviluppi negli studenti quelle che vengono chiamate le competenze della vita. Esse sono precisamente quelle misurate dai test: la capacità di ragionare con la propria testa, di risolvere problemi, di lavorare in gruppo, di ascoltare. Molti ancora non accettano l'idea della misurazione, perché pensano che fare test voglia dire affrontare un quiz su quanti gol ha fatto Totti in campionato.

 

Insomma, secondo lei sono i cambiamenti macro che impongono un cambio di rotta.



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COMMENTI
11/03/2011 - "effe" dal sito http://www.foruminsegnanti.it (Vincenzo Pascuzzi)

"effe" dal sito http://www.foruminsegnanti.it: Tralascio di rispondere puntualmente a queste argomentazioni poiché chiunque operi nella scuola può rendersi conto della loro fallacia. Mi limito ad un cenno sul dottor Abravanel, persona di indubbia intelligenza. E' laureato in ingegneria chimica e ha maturato grande esperienza nel management industriale e finanziario. Appartiene ad un mondo che non è quello della scuola. Aggiungo solo un paio di considerazioni. 1. Il concetto di merito implica un parametro di riferimento. La scelta di questo parametro viene sottintesa in quanto si da per scontato - nell'ambiente dell'economia e della finanza - che il parametro sia la produttività economica. In realtà anche questa è una scelta intrinsecamente politica. Chi accetta con coerenza il parametro meritocratico della produttività, implicitamente afferma che i soggetti improduttivi vanno espulsi dal consesso civile. 2. Il concetto di merito determina una clamorosa iniquità sociale (e diviene un ipocrita strumento classista) in tutti quei contesti che non siano in grado di garantire reali pari opportunità. E finora di contesti che le garantiscano credo di non averne visti.

 
10/03/2011 - Al prof. Israel (Franco Labella)

Gentile prof. Israel, mai dubitato, avendola sperimentata in altro ambito e discorso, la possibile “ruvidezza” ( e le assicuro che non intendo offenderla) delle sue valutazioni. Solo che era importante far osservare ai lettori che magari lo ignoravano che, pur non condividendo un’acca sulla scuola italiana con l’ing. Abravanel, avete cooperato entrambi col giovane Ministro, lei a proposito della formazione iniziale degli insegnanti e Abravanel alla valutazione dei medesimi. Ne converrà, però, che se lei e l’ingegnere la pensate in maniera così diversa, la “utilizzatrice finale” delle vostre sideralmente lontane concezioni ha in animo un solo risultato: Babele. Personalmente mi sarei tenuto lontano da un decisore politico che pensa di mettere insieme, forse in maniera strumentale, se posso dire così, il diavolo e l’acqua santa. Ma come le è noto anche tra me e lei c’è una certa distanza di giudizio sulla positività dell’azione del giovane Ministro. E non riguarda solo la questione da lei affrontata di Cittadinanza e Costituzione...

 
09/03/2011 - Gelmini,Abravanel e la Guida Michelin delle scuole (Vincenzo Pascuzzi)

Imperterrita, e apparentemente convinta, la ministra procede con la terza annualità di riduzione delle risorse e di licenziamenti di personale docente e ata, precisando che “La scuola è in grado di reggere” (1). C’è chi la contraddice (“ha le traveggole”) e riassume l’entità dei tagli dall’a.s. 2009-2010 all’a.s. 2011-2012 e oltre (2) (3) (4). Chiunque comprende, e potrà constatare, che in queste condizioni la scuola non può che continuare a peggiorare. Come se nulla fosse e per nulla turbato e sfiorato sia da questa grave situazione che dal clamoroso fallimento del tentativo, della stessa Gelmini, di sperimentare l’introduzione del merito in alcune città e province (5), Roger Abravanel ripropone la sua ricetta di meritocrazia applicata alla scuola (6). Va precisato che l’idea della meritocrazia è valida e auspicabile (nessuno la contesta, tanto meno coloro che non la praticano o la ostacolano) e che il saggio “Meritocrazia” (del 2008) è un’opera valida, da leggere e consigliare (7). I problemi nascono quando si pretende, si cerca, si dichiara di volerla attuare nell’ambito della scuola e in tempi rapidi (quasi aspirina solubile, a effetto immediato), in modo esteso, senza coinvolgimento, contributo e partecipazione degli interessati (scuole, docenti, ata, presidi). leggi tutto l'articolo: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20110308152645

 
09/03/2011 - al prof. Labella (Giorgio Israel)

Vede, caro Labella, non è un problema di esperti che non si critichino ferocemente. Per parte mia, ho collaborato con incarichi precisi, e non nella versione di esperto e consulente, seguendo un'impostazione culturale precisa cui tengo molto e che non sono disposto a svendere per un falso unanimismo. Sono anni che mi batto contro la scuola del costruttivismo e dell'aziendalismo, che sta distruggendo tutti i sistemi dell'istruzione occidentali. Se la direzione che verrà presa è quella del "teaching to the test" non sarà alcuna esigenza di fair play o di facciata a farmi tacere o attenuare le mie posizioni.

 
09/03/2011 - Povera Italia... (Alberto M. Onori)

Secondo me il problema è un altro. A ciascuno il suo mestiere; un ingegnere non è abilitato a occuparsi di scuola, così come un insegnante non è abilitato a occuparsi di costruzioni edili. Abravanel mostra una abissale ignoranza di come funziona non dico la scuola italiana ma la scuola in particolare e fornisce suggerimenti che paiono più dettati da una visione ideologistica che da un vero desiderio di dare un contributo costruttivo. Già la scuola italiana ancora paga un tributo pesante all'ideologia; vogliamo continuare per i prossimi trenta o quarant'anni? Parliamo di valutazione dei docenti. Un qualsiasi professionista accetta di essere valutato da uno più bravo di lui (quindi che può produrre trasparenti prove di questo), che non lo conosce personalmente e che lo sottopone a prove alle quali ha avuto tempo e modo di prepararsi. Inoltre nella valutazione devono rientrare anche attività quali frequenze di corsi di aggiornamento di qualità, collaborazioni a convegni, pubblicazioni, titoli di dottorato di ricerca e di master in discipline proprie del suo campo. Il modello che propone Abravanel invece pare fatto apposta per premiare il conformismo culturale e penalizzare l'originalità. Se questi sono gli esperti, libera nos Domine...

 
08/03/2011 - Buona informazione e conoscenza della "macchina" 2 (Franco Labella)

Preside manager? Ma l'ingegnere (che già in passato ha scritto cose che dimostravano la sua distanza siderale col mondo della scuola) ha una qualche minima esperienza sulla qualità manageriale media dei Dirigenti scolastici italiani? Non saranno passati sicuramente in McKinsey... Il mio panel è assai ristretto ma un manager (come un amministratore di condominio) dovrebbe almeno saper leggere un bilancio o una delle vituperate circolari e non capire il contrario di quello che c'è scritto. Insomma anche a non voler considerare la critica radicale sulla dirigenza scolastica spesso espressa da Maranzana e non volendo attribuire molto peso nemmeno a uno dei commenti all’intervista, forse per attribuire l’incarico di valutatore al DS, bisognerebbe, preliminarmente, aver valutato lo stesso. O no? Ultima osservazione di passata: ho letto con una certa apprensione il commento di Israel. Non perché non lo condivida ma perché ahimè è la spia della consonanza culturale che, evidentemente, non accomuna due degli esperti, in ambiti diversi sia chiaro, del giovane Ministro. Insomma, anche se il pluralismo è il meglio, uno dovrebbe scegliere esperti che almeno non si critichino ferocemente e magari reciprocamente. O è Babele quello che interessa all’attuale Ministro? Era già successo con Corradini e "Cittadinanza e Costituzione".

 
08/03/2011 - Buona informazione e conoscenza della "macchina" (Franco Labella)

In una sola intervista credo che uno dei nuovi "esperti" del giovane Ministro sia riuscito a far più danni di quanto i critici dell'attuale politica scolastica siano in grado di valutare. "La Gelmini ha compreso l’importanza di un uso sistematico dei test, e gran parte dei miglioramenti avuti di recente nei dati Ocse-Pisa sono dovuti alla sensibilizzazione e alla formazione all’utilizzo di questi test". Posso chiedere all'ingegner Abravanel di quali miglioramenti parla e a quali rilevamenti si riferisce? Intendo anni e classi coinvolte. Perché siamo al bis (ci aveva già provato il giovane Ministro). Quei miglioramenti non hanno alcun nesso temporale e/o funzionale con alcuno dei provvedimenti attuati dall'attuale Ministro. Manca il nesso di causa/effetto insomma. Quanto ai test, qualcuno vuole riferire all'ingegnere dei rischi di una impostazione puramente addestrativa e finalizzata esclusivamente a far sì che i test diano i risultati attesi?

 
07/03/2011 - Affermazioni poco serie (Giorgio Israel)

"La gente non ha capito che il mondo è cambiato, che siamo passati ad un’economia post industriale basata sui servizi, in cui conta non tanto imparare a memoria le idee di un altro, ma esser capaci di avere proprie idee". Se ne desume che prima di adesso si imparavano soltanto a memoria le idee degli altri senza essere capaci di averne di proprie. Questa è una sciocchezza talmente grande e una manifestazione così clamorosa di ignoranza della storia della cultura e della scienza da non meritare commenti. Chi l'ha detta dovrebbe per primo sottoporsi a valutazione, il cui risultato sarebbe alquanto severo. Casomai si dovrebbe dire che questa è un'epoca di singolare incapacità di avere idee originali e sensate se siamo ridotti a prendere sul serio affermazioni simili.

 
07/03/2011 - preside manager (Plaza Velika)

Roger Abravanel afferma: “Il singolo docente però dev’essere valutato dal preside. Il dirigente scolastico dev'essere anche un manager. Il preside nei fatti è anche un gestore di risorse umane: è lui che conosce meglio di chiunque altro i suoi insegnanti, ed è lui a doverli formare, motivare, sostituire quando non vanno bene.” Una testimonianza sulla realtà del mio attuale “preside manager”: innanzitutto ha da tempo superato l’età pensionabile, ma continua ad essere trattenuto in servizio. Ha gravi difficoltà di vista, di attenzione e di memoria, oltre a presentarsi in condizioni indecenti per quanto riguarda l’abbigliamento e la pulizia del corpo. Inoltre dimostra palesemente di non conoscere molte delle più elementari norme scolastiche e compie sistematicamente da anni gravi abusi d’ufficio nei confronti di docenti, alunni e personale tecnico-amministrativo. L’ultimo in ordine di tempo è stato minacciare nelle classi (solo verbalmente, naturalmente) di non consegnare le pagelle a quegli alunni che non avessero pagato il “contributo volontario”. Abravanel pensa che un siffatto individuo sia in condizione di formare, motivare e perfino sostituire chicchessia?

 
07/03/2011 - I malati non si curano con il termometro (enrico maranzana)

“Il vero problema è che i cambiamenti richiedono un SISTEMA educativo d’istruzione che indipendentemente dalle conoscenze e dalle discipline che vengono insegnate, sviluppi negli studenti quelle che vengono chiamate le competenze della vita. Esse sono precisamente quelle misurate dai test: la CAPACITA’ di ragionare con la propria testa, di risolvere problemi, di lavorare in gruppo, di ascoltare”. Si tratta di una puntuale elencazione delle cause dell’inadeguatezza della nostra scuola: la finalità istituzionale (promozione di capacità), la visione sistemica e l’interdipendenza tra funzioni (verticali e orizzontali) sono aspetti che la gestione scolastica non conosce. “Il preside, gestore di risorse umane” ha l’onere di portare a unità tutte le attività della scuola, finalizzandole, ha il compito di vincolare l’attività degli organi di governo alle loro responsabilità. La lettura degli odg degli organismi collegiali, invece, dimostra l’inadeguatezza della dirigenza che sistematicamente ha eluso il suo mandato. Test e sindacati sono elementi di contorno: che senso ha valutare le prestazioni di un prototipo di formula uno se il pilota non ha la patente e se non il lavoro al box non è coordinato?