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SCUOLA/ Prima di parlare di stipendi, diamo i soldi alle scuole che li meritano

Pubblicazione:

Silvio Berlusconi in un cantiere (Ansa). Che sia quello della scuola?  Silvio Berlusconi in un cantiere (Ansa). Che sia quello della scuola?

Io credo che su molte cose, anche importanti e fondamentali, degli ultimi interventi pubblicati sul sussidiario si possa dissentire, ma per una volta vorrei provare a mettere tra parentesi ciò su cui non si è d’accordo per sottolineare invece alcuni possibili punti di convergenza.

 

1. Come sostiene Marco Campione, il Presidente del Consiglio ha gravemente sbagliato nel dire le cose che ha detto sulla scuola pubblica ed ha dato un ulteriore colpo alla credibilità già compromessa - al di là dei loro torti reali, credo - degli insegnanti, di tutti gli insegnanti, secondo la curiosa tesi per cui a scuola si “inculcano” idee tra cui le famiglie sono chiamate a scegliere. Laura Cioni ha spiegato, come meglio non si potrebbe, perché ha sbagliato e penso che anche Cominelli non possa non concordare. E merita solo due righe la promessa-richiesta-speranza di aumentare fino a tremila euro lo stipendio espressa ieri l’altro da Berlusconi. Lungi dall’essere risarcitoria, accresce solo lo sconcerto.

 

2. È necessario che venga finalmente portato a regime un Servizio di Valutazione Nazionale di cui la misurazione dei risultati di apprendimento è un elemento fondamentale ma non l’unico, perché deve essere accompagnato da una valutazione dell’organizzazione scolastica, del clima relazionale, del livello di diffusione e condivisione della leadership educativa, tutti elementi che influenzano profondamente i risultati. Anche qua mi riconosco pienamente nella sequenza virtuosa di Ichino “autonomia delle scuole, definizione chiara degli obiettivi che le scuole devono conseguire, valutazione ex-post dei risultati ottenuti”, aggiungendo solo “interventi perequativi sulle situazioni di deprivazione”.

 

Ciò  significa che quest’operazione non la si può affidare ad un decreto omnibus se la si vuole seria, realistica e dotata di risorse. Seria vuole dire che, tanto per cominciare,  il reclutamento del corpo ispettivo non può avvenire su basi esclusivamente giuridico amministrative (come evidente dagli item dei test di preselezione) per poi passare improvvisamente negli scritti di questi giorni a tematiche addirittura squisitamente disciplinari. Cosa c’entra questo fritto misto con il compito di valutare e formare, sul modello dell’Ofsted inglese? Vogliamo chiedere insieme che si riparta da una corretta definizione della funzione ispettiva e da una dotazione organica adeguata ai compiti? E già che ci siamo, proviamo anche ad escludere che ci possano essere, per una funzione eminentemente tecnica, nomine “politiche”.



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