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SCUOLA/ C’è una "riforma" delle competenze che dà senso ai test

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La grande sfida nel caso dei test Invalsi prossimi venturi è: gli insegnanti impegnano i ragazzi su certe cose “perché le misura  l’Invalsi” oppure “l’Invalsi misura certe cose perché sono importanti e utili”? La cosa è di fondamentale importanza. Imparare a distinguere fra quattro risposte tutte plausibili richiede ragionamento e non ammette automatismi; saper cogliere informazioni implicite e renderle esplicite, integrare fra loro concetti che si trovano distanti fra loro in un testo, è fondamentale per studiare sul libro di storia, di geografia o di diritto, ecc. Saper motivare un ragionamento e una procedura in matematica, confrontare strategie di risoluzione di problemi, saper spiegare perché una soluzione è giusta, congetturare, verificare, significa avere capacità di pensiero logico e di argomentazione. C’è l’ipotesi che si tratti - per la prima volta in Italia - di favorire competenze trasversali non di basso profilo (comprensione, ragionamento), che nessuna riforma può “imporre” agli insegnanti.

 

Se il teaching to the test ci deve spaventare, se lo stress da test ci deve mettere in allarme, la preparazione dei nostri studenti invece ci interessa. Bisogna quindi andare a vedere che cosa chiedono le prove nazionali e cercare di capire se colgono aspetti fondamentali per la crescita degli studenti, oppure sono appiccicate alla didattica e fanno perdere tempo. Per questo vale la pena andare a vedere soprattutto il Quadro di riferimento appena ripubblicato sul sito dell’Invalsi in veste rinnovata, come pure gli esempi di prova per la seconda classe della scuola secondaria di II grado (http://www.invalsi.it/snv1011/). Le altre classi trovano tutte le prove fatte in passato, i rapporti, le guide alla lettura, i dati relativi alle difficoltà delle domande, e altro ancora.

 

A questi documenti non va posta la domanda tutto sommato stressante: come preparare gli studenti alla prova?, ma quella che ci coinvolge professionalmente: questi aspetti sono fondamentali, richiedono competenze intelligenti, mi interessano a prescindere dai test?

 

Ho sentito il bisogno di scrivere queste due righe perché la fiducia nei ragazzi non va disgiunta dalla nostra responsabilità. Allora il messaggio positivo per lo studente che vi si impegna è questo: abbiamo lavorato su queste cose, ti stimo, da come hai lavorato io so che ce la farai. Un messaggio positivo fra noi colleghi è: qualunque sia la situazione di contesto, provo a vedere se in quello che mi viene proposto può esserci un positivo per me e i miei ragazzi.



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COMMENTI
08/03/2011 - Una piattaforma per analizzare le scuole (enrico maranzana)

I sintomi - “Per la prima volta in Italia si favoriscono competenze trasversali non di basso profilo”; “Lo sforzo dell’Invalsi per mettere a disposizione delle scuole un “metro” un’unità di misura che consenta alle centinaia di scuole di sapere quanto pesano” giustificano la diagnosi – I DIRIGENTI SCOLASTICI NON HANNO ONORATO IL MANDATO LORO CONFERITO. I decreti delegati del 74, compendiati nel T.U. 297/94, infatti, hanno concepito la scuola come sistema, con finalità unica, strutturato e cooperante, autoregolato attraverso la capitalizzazione del divario esistente tra obiettivi programmati e risultati conseguiti. Il sintomo – “capire quali sono le competenze necessarie per rispondere alle domande” conduce all’accertamento dell’ETERODIREZIONE DELLA SCUOLA. L’autonomia che “si sostanzia nella PROGETTAZIONE e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana” appare come un’opportunità che le scuole hanno sterilizzato.