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SCUOLA/ La grande lezione di Blair a Berlusconi, al Pd e a Obama

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L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)  L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)

Al di là dei risvolti politici, le discussioni di questi giorni sull’insegnamento nelle scuole pubbliche statali e libere tornano a puntare il dito sull’incapacità del nostro sistema di evolversi senza polemiche verso uno scenario diverso dallo status quo. In un certo senso, ci inducono a prendere coscienza di un meccanismo inceppato che blocca la modernizzazione, invece avviata in altri paesi.


Che i fondi debbano seguire l’alunno lo diceva Blair nel White Paper del 2005 prima ancora di Berlusconi, ma anche, ad esempio, la socialdemocrazia svedese che non ha soppresso il pieno sostegno economico ai genitori delle “Libere scuole” introdotto dal governo precedente. Allo stesso modo la Commissione Attali, bipartisan e internazionale nella sua composizione, con la Decision 6 ha voluto suggerire il voucher come rimedio alla scarsa efficienza e mobilità sociale nel sistema scolastico francese. Il buono per la libera scelta della scuola non è, dunque, appannaggio della destra ma una conquista trasversale che si “respira” a due polmoni ormai in molti paesi avanzati.


“Le esperienze internazionali - commentava Blair nell’introduzione al citato White Paper - suggeriscono che le risorse governative che seguono l’alunno (“fair funding which follows the pupil”) assieme ad una buona informazione e al sostegno ai genitori, svolgono un’importante funzione nel portare a successo le scelte educative”. Più avanti aggiungeva: “Le nostre proposte non costituiscono solo il nuovo fondamentale passo della più radicale e riuscita riforma della scuola, esse assicurano anche il cambiamento irreversibile del miglioramento dell’istruzione”. Cameron lo seguirà cinque anni dopo senza spostare una virgola.


La libera scelta (anche economica) delle scuole da parte delle famiglie non è, pertanto, un’amena opzione di parte che disegna i contorni di un problema tutto italiano.  Ci hanno preceduto su questa strada paesi come Finlandia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia, che sono prima di noi nelle classifiche internazionali. Ci troviamo di fronte a importanti realtà nazionali che hanno espresso pratiche educative di successo in un articolato percorso storico, culturale e legislativo. In Finlandia, ad esempio, le scuole con “permesso di educazione” possono ricevere gli stessi finanziamenti delle scuole governative, senza far pagare alcuna retta ai genitori. Così pure, avviene nelle Friskolan svedesi e ora anche nelle Free Schools inglesi.



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COMMENTI
14/03/2011 - perchè complicare le cose semplici? (ANTONIO Saini)

Quando le soluzioni ai problemi sono semplici, non c'è di meglio per chi è contrario a tale soluzione che complicare le cose con analisi, comparazioni, discussioni su "altro" ecc. La soluzione al problema della libertà di educazione si chiama vaucher. Ogni famiglia ha la possibilità di "spenderlo" dove meglio crede. Se a me piace una certa scuola, che magari fa pure schifo, ma la preferisco solo perché ha un comodo parcheggio per quando accompagno mio figlio, chi è il sig. Labella e quelli come lui per "impormi" un'altra scuola da LORO ritenuta migliore? Ovviamente vado per paradosso, ma la questione è SEMPLICEMENTE questa. A meno che si pensi che i genitori "normali" siano dei deficienti e incapaci di fare il bene dei figli e che perciò servano delle menti "illuminate" che li guidino e, del caso, li obblighino a scelte "giuste". Io ho fatto frequentare ai miei figli sia scuole statali che scuole paritarie, di volta in volta, come pensavo fosse meglio. Avrei preferito, nel secondo caso, farlo senza che, io, ri-pagassi la scuola e, lo stato, risparmiasse sulla educazione dei miei figli. La libertà è SEMPLICEMENTE la vera soluzione per l'educazione! Perché la libertà vale per tutti i livelli della vita tranne che per l'educazione? Perché invece di comparare (che poi si può anche fare) non si prova prima a rispondere a queste osservazioni/domande? Chi vuole il monopolio ha altri INTERESSI e non può far altro che confondere le acque per nascondere una SEMPLICE evidenza.

 
09/03/2011 - Un paio di suggerimenti (Franco Labella)

Lo studio comparato è una metodica assai interessante. Posso, perciò, suggerire a Zagardo di dedicare una serie di articoli di analisi dedicati alle scuole libere dei Paesi citati nel suo articolo? Magari riusciremo a capire di più cosa caratterizza, ad esempio, le scuole inglesi (io me lo son fatto spiegare da una collega inglese che insegna con me) o quelle svedesi e finlandesi non statali e riusciremo a capire anche il perchè di certe italiche resistenze. Due sere fa, all'Infedele, mi è capitato di ascoltare una docente italiana che insegna in una Univerità americana (credo di ricordare che si chiami Fordham o qualcosa del genere), una Università dei Gesuiti. Esprimeva la sua più grande meraviglia sul tema, oggetto di un recente libro di S. Luzzatto, del crocifisso nelle aule. Spiegava come fosse naturale, nella Università americana dei Gesuiti, accettare il principio di non ingerenza e non lamentare l'assenza del crocefisso in virtù del principio di laicità dello Stato. E parlava non di Università "comuniste" ma di una gestita, anche se in America, da un ordine religioso come quello dei Gesuiti. Altro suggerimento a Zagardo (e al titolista): ma si possono comparare due sistemi scolastici (quello di Obama e quello della Gelmini) nei quali uno investe e l'altra rilascia interviste dove, presumo col sorriso sulle labbra, a proposito dei tagli afferma "La scuola statale sopravviverà lo stesso"? senza preoccuparsi del diritto di un disabile costretto a stare in classe in 32?

RISPOSTA:

Al cortese prof. Labella, oltre a coltivare le sue amicizie inglesi, suggerisco la lettura di un mio libro “La punta di diamante: scenari di scolarizzazione e formazione in Europa”, edito da Ediguida, recentemente presentato a Roma, in Parlamento, e a Milano, il mese scorso, presso l’Istituto Bruno Leoni. Sul sito dell’Associazione Docenti Italiani vi troverà una buona recenzione di Norberto Bottani. Magari tra le 250 pagine del testo riuscirà a capire cosa caratterizza le scuole inglesi, svedesi e finlandesi. Lascio sinceramente a lui la fatica di scoprire le italiche resistenze. GZ