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SCUOLA/ La grande lezione di Blair a Berlusconi, al Pd e a Obama

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L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)  L'ex premier britannico Tony Blair (Imagoeconomica)

I posti nelle scuole non governative (independent) sono finanziati dallo Stato all’80-85% in Danimarca e all’85% in Norvegia. Nei Paesi Bassi il 70% delle scuole primarie e secondarie sono indipendenti (non profit) mentre solo il 30% sono gestite dalle municipalità per conto dello Stato. C’è da aggiungere che l’Olanda vanta alti punteggi PISA, bassissimi livelli di truancy (assenze volontarie) e di bullismo, oltre a un’alta partecipazione e consenso da parte dei genitori. Inoltre, fa pensare il fatto che ormai non ci sia più una differenza socioeconomica rilevante, per quel paese, tra famiglie che scelgono scuole statali e altre che optano per le libere.


Diversamente, l’attuale sistema “democratico” attua un’evidente selezione: “Ci sono restrizioni economiche - affermava Blair nel 2005 - per famiglie di livello sociale povero o medio che non hanno i mezzi per scegliere un’istruzione privata o per riscriversi in una buona scuola se sono disillusi da quello che lo Stato offre. Noi crediamo che i genitori dovrebbero avere un potere di indirizzo più grande per guidare il nuovo sistema”. Un sistema, dunque, guidato sempre più dai genitori, accompagnato da un’efficace valutazione e ispezione, che sacrifica il protezionismo statale a favore di standard più elevati non solo di istruzione ma anche, più in generale, educativi.


La messa in discussione palese o latente, parziale o completa del paradigma attuale tocca, oltre a diversi stati europei, anche il Nord America. Nel discorso sullo Stato dell’Unione del 26 gennaio scorso, Obama ha proposto un metodo che è il contrario del centralismo protezionistico: “invece di riversare soldi in un sistema che non funziona abbiamo lanciato una competizione chiamata Race to the Top (che sostiene con grossi finanziamenti le scuole non-profit e, in particolare, le Charter Schools, nda) e ai 50 Stati abbiamo detto: “se voi ci fate vedere i vostri  progetti più innovativi per migliorare la qualità dell’insegnamento e la preparazione degli studenti, allora noi vi faremo vedere i soldi”.


Per trovare il coraggio delle soluzioni bisogna, dunque, guardare fuori: dove la società ha un ruolo attivo e le esigenze di produttività del paese fanno da riferimento. Non bisogna aver paura di un allargamento del concetto di “pubblico” per la scuola ma, anzi, bisogna ridefinirne i nuovi contorni, non più limitati dalla proprietà dello Stato ma dalle caratteristiche e dall’efficacia del servizio.



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COMMENTI
14/03/2011 - perchè complicare le cose semplici? (ANTONIO Saini)

Quando le soluzioni ai problemi sono semplici, non c'è di meglio per chi è contrario a tale soluzione che complicare le cose con analisi, comparazioni, discussioni su "altro" ecc. La soluzione al problema della libertà di educazione si chiama vaucher. Ogni famiglia ha la possibilità di "spenderlo" dove meglio crede. Se a me piace una certa scuola, che magari fa pure schifo, ma la preferisco solo perché ha un comodo parcheggio per quando accompagno mio figlio, chi è il sig. Labella e quelli come lui per "impormi" un'altra scuola da LORO ritenuta migliore? Ovviamente vado per paradosso, ma la questione è SEMPLICEMENTE questa. A meno che si pensi che i genitori "normali" siano dei deficienti e incapaci di fare il bene dei figli e che perciò servano delle menti "illuminate" che li guidino e, del caso, li obblighino a scelte "giuste". Io ho fatto frequentare ai miei figli sia scuole statali che scuole paritarie, di volta in volta, come pensavo fosse meglio. Avrei preferito, nel secondo caso, farlo senza che, io, ri-pagassi la scuola e, lo stato, risparmiasse sulla educazione dei miei figli. La libertà è SEMPLICEMENTE la vera soluzione per l'educazione! Perché la libertà vale per tutti i livelli della vita tranne che per l'educazione? Perché invece di comparare (che poi si può anche fare) non si prova prima a rispondere a queste osservazioni/domande? Chi vuole il monopolio ha altri INTERESSI e non può far altro che confondere le acque per nascondere una SEMPLICE evidenza.

 
09/03/2011 - Un paio di suggerimenti (Franco Labella)

Lo studio comparato è una metodica assai interessante. Posso, perciò, suggerire a Zagardo di dedicare una serie di articoli di analisi dedicati alle scuole libere dei Paesi citati nel suo articolo? Magari riusciremo a capire di più cosa caratterizza, ad esempio, le scuole inglesi (io me lo son fatto spiegare da una collega inglese che insegna con me) o quelle svedesi e finlandesi non statali e riusciremo a capire anche il perchè di certe italiche resistenze. Due sere fa, all'Infedele, mi è capitato di ascoltare una docente italiana che insegna in una Univerità americana (credo di ricordare che si chiami Fordham o qualcosa del genere), una Università dei Gesuiti. Esprimeva la sua più grande meraviglia sul tema, oggetto di un recente libro di S. Luzzatto, del crocifisso nelle aule. Spiegava come fosse naturale, nella Università americana dei Gesuiti, accettare il principio di non ingerenza e non lamentare l'assenza del crocefisso in virtù del principio di laicità dello Stato. E parlava non di Università "comuniste" ma di una gestita, anche se in America, da un ordine religioso come quello dei Gesuiti. Altro suggerimento a Zagardo (e al titolista): ma si possono comparare due sistemi scolastici (quello di Obama e quello della Gelmini) nei quali uno investe e l'altra rilascia interviste dove, presumo col sorriso sulle labbra, a proposito dei tagli afferma "La scuola statale sopravviverà lo stesso"? senza preoccuparsi del diritto di un disabile costretto a stare in classe in 32?

RISPOSTA:

Al cortese prof. Labella, oltre a coltivare le sue amicizie inglesi, suggerisco la lettura di un mio libro “La punta di diamante: scenari di scolarizzazione e formazione in Europa”, edito da Ediguida, recentemente presentato a Roma, in Parlamento, e a Milano, il mese scorso, presso l’Istituto Bruno Leoni. Sul sito dell’Associazione Docenti Italiani vi troverà una buona recenzione di Norberto Bottani. Magari tra le 250 pagine del testo riuscirà a capire cosa caratterizza le scuole inglesi, svedesi e finlandesi. Lascio sinceramente a lui la fatica di scoprire le italiche resistenze. GZ