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SCUOLA/ L’Emilia Romagna penalizza la formazione professionale, ma ora "paga il conto"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Suddividendo per ognuna di queste i 70mila di cui sopra, in base ai dati Isfol 2008/09 e Miur riguardanti la consistenza territoriale di scuole paritarie e corsi triennali di FP, il miglior risultato contro la dispersione lo ottiene il Nord-est (11% di dispersione anziché il 26,4% riferito agli usciti dai corsi statali), ma con una significativa differenza tra Veneto (unica regione italiana sotto il 10%) ed Emilia Romagna (19%); il Nord-ovest si attesta al 12% invece che al 32%, passando dal 12% circa di Lombardia e Piemonte al 19% della Liguria; il Centro supera di poco il 21% (anziché 28%) con un picco del 26% in Toscana; il Sud scende poco sotto il 25% (invece del 30,3%) con un picco oltre il 28% in Campania, mentre molto alto resta comunque il dato delle Isole, che si attestano al 29% anziché al 38%.
Sono numeri che confermano una volta di più come la possibilità di frequentare corsi di formazione professionale triennali a conclusione del primo ciclo e una più ampia diversificazione dell’offerta scolastica (grazie anche alla scuola paritaria), maggiormente presenti proprio in quelle regioni che vantano le percentuali di dispersione più basse, favoriscano il recupero scolastico.
L’Emilia Romagna, che prima della “depurazione” dei dati poteva vantare illusoriamente percentuali ben al di sotto della media nazionale e così, invece, segna il passo rispetto a realtà ben più dinamiche e “aperte”, è chiamata dunque ad una attenta riflessione: è davvero il caso di continuare a penalizzare la formazione professionale - e con essa migliaia di giovani studenti - in nome di una concezione egualitaria e statalista?



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COMMENTI
01/04/2011 - scuola (Alfredo Argentero)

Ho insegnato 38 anni in un istituto tecnico ed ora, pensionato ma irriducibile, nella formazione professionale. Quando, a metà degli annni 90, gli studenti medi furono costretti ad un anno nelle superiori, l'istruzione tecnica fu ferita gravemente, conoscendo da allora un improvviso e rapido declino. L'Emilia Romagna fa dunque, oggettivamente, grave torto alla qualità dell'istruzione superiore.

 
01/04/2011 - E in Toscana va malissimo (Giorgio Ragazzini)

L'alto tasso di dispersione della Toscana non è affatto casuale. E' il frutto del cosiddetto "modello Toscano", sicuramente ancora più fallimentare di quello emiliano. Consisteva in questo: due anni di superiori obbligatori, con qualche intervento di sostegno e di individualizzazione per gli studenti in estrema difficoltà, più un tardivo corso "professionalizzante" al terzo anno, che in genere partiva verso marzo, anche questo pensato per ragazzi delusi e sfibrati da percorsi non confacenti alle loro attitudini. E' la concezione "ospedaliera" della formazione professionale di cui parla Rosario Drago. Attualmente il governo toscano ha scelto una linea di larvato boicottaggio dei percorsi triennali, affidandone la realizzazione unicamente alle risorse di autonomia e flessibilità in capo agli istituti professionali, a loro volta depauperati dei laboratori dalla recente riforma.