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UNIVERSITA’/ Lenzi (Cun): tre consigli non richiesti al ministro Gelmini

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini

Sulla governance avrei auspicato una maggiore flessibilità, ma è anche vero che in Italia abbiamo una novantina di atenei, che si aggirano sui cento se contiamo anche le università telematiche; e so bene che non tutti i rettori avrebbero la forza per condizionare il loro elettorato al punto da stabilire un modello di governance così snello come servirebbe all’università italiana. Diciamo che non amo le leggi prescrittive, perché sarebbe molto meglio giudicare il risultato al posto del processo, ma è anche vero che in talune condizioni è uno strumento necessario...

E sull’internazionalizzazione?

Qui il problema non è la legge, che non si può definire sbrigativamente a favore o contro l’internazionalizazione, ma il fatto che non investiamo nelle risorse che sarebbero richieste dallo stato attuale della nostra società. Nessuno, di quelli che collaborano con me o degli studiosi che io conosco, fa a meno dello studio all’estero. Occorre però che chi va all’estero sia «riportato» in Italia. Il flusso verso l’estero sarebbe un dato positivo se il bilancio finale fosse in pareggio, ma se non si mettono i soldi sul tavolo per la ricerca, siamo destinati ad essere un erogatore di cervelli.

Se parliamo di fondi cominciano i guai. Si pone già il problema del fondo di finanziamento ordinario 2012 e 2013...

Appunto. Difficilmente credo si possa chiedere ad un comparto di accettare una riforma nel momento in cui risultano tagliati i fondi, non c’è speranza di progressione di carriera e manca di fatto un reclutamento credibile. Pare che questa generazione politica riveli una spiccata propensione al suicidio, visto che vuol passare alla storia come quella che ha tagliato i fondi all’università. Anche se sono convinto che non riuscirà a farle il «funerale».

Lo dice per scaramanzia?

Tutt’altro. In Italia l’università è l’istituzione più vecchia dopo la Chiesa cattolica, e se è sopravvissuta fino ad ora un motivo ci sarà. Non soccomberà né a causa di questi politici, né di quelli dell’opposizione. Certo, dispiace per i tanti giovani che fanno parte della presente generazione, ma sono tranquillo per le generazioni a venire... Battute a parte, siamo il paese dove si producono risultati di eccellenza non grazie, ma contro e malgrado le condizioni di sistema, no? Se una classe politica non capisce il valore dell’investimento in ricerca e in alta formazione, dimentica uno degli asset principali che costituiscono la ricchezza di un paese come il nostro.

I suoi tre consigli non richiesti al ministro Gelmini?



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