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SCUOLA/ Un reality coi precari? Ma la scuola è già come la tv...

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Precari durante una recente manifestazione (Ansa)  Precari durante una recente manifestazione (Ansa)

Il problema in realtà è più complesso. E se è appunto comprensibile reagire a pelle, d’istinto, con un senso di fastidio, più giusto è cercare di capirci di più, senza cedere a fin troppo facili moralismi. E chiedersi, ad esempio, come mai possa venire in mente a qualcuno di fare una trasmissione tv con docenti precari tra i protagonisti. Come minimo, si può ipotizzare che abbia intravisto la possibilità di attirare l’attenzione di un certo pubblico, di realizzare un programma che abbia un qualche seguito. Usiamo la parola giusta: che ci sia insomma un mercato pronto a recepire il nuovo prodotto.
E qui, forse, sta il punto: è la tv che influenza la società o è la società che influenza la tv? È la tv che crea, che inventa il nuovo prodotto e lo impone al telespettatore, o il prodotto nuovo nasce perché risponde a un bisogno della gente, perché il mercato è pronto, lì, ad attenderlo e forse anche a cercarlo? Difficile dire, anche se molti avranno certamente la risposta pronta e sapranno spiegarci, con dovizia di ragioni, com’è che stanno davvero le cose.
Molti dicono che la tv è lo specchio della società. È una tesi dura, ma che ha un certo fondamento. Se fosse vera, sarebbe però poco comprensibile strapparsi le vesti di fronte a iniziative come questa. Bisognerebbe piuttosto lavorare per ricostruire un tessuto sociale diverso. È sempre poco ragionevole demonizzare qualcosa e non comprendere quello che ci capita attorno.




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