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SCUOLA/ Insegnare per competenze: istruzioni per l'uso, evitando il "burocratese"

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Il fattore che sta al centro dell’identità e nei suoi valori va rinnovato nella vita quotidiana dell’organizzazione: esso è in tal modo convalidato ogni volta che gli allievi apprendono, i genitori partecipano, gli insegnanti traggono soddisfazione dal loro lavoro, il contesto riconosce l’importanza del servizio prestato. Va considerato pertanto il pericolo di cadere nell’eccessiva progettualità che porta a spostare l’attenzione dagli studenti al successo del progetto. Anche in tema di qualità, non va costruita una “organizzazione di carta”, ma una realtà della cultura come esperienza, scoperta, cammino verso il sapere che si rinnova continuamente traendo insegnamento dalle proprie pratiche migliori, aperta agli eventi che portano novità buone.
La comunità di apprendimento richiede un’opera di protezione a carico del responsabile, un equilibrio tra apertura e conservazione del suo stile peculiare, della sua storia di entità che cresce con le persone che via via ne sono parte.
Va posta attenzione affinché gli insegnanti non siano oberati da troppi impegni, ciò che viene ritenuto uno dei principali impedimenti per il realizzarsi di una vera comunità educativa: non tutto quello che è possibile deve essere fatto, occorre che sia anche conforme alla sensibilità del contesto che può respingere anche idee buone se le avverte estranee al proprio stile.
Va perseguita e continuamente migliorata la distribuzione dei carichi di lavoro, in modo da dare più tempo e spazio al “fare comunità”. Vanno ridimensionate fino ad un livello “giusto” le tendenze alla proceduralizzazione dei processi, che rappresentano la forma attuale delle logiche di controllo e di omologazione che provengono da varie strutture esterne ma anche interne (è il caso della qualità).
Non tutti gli spazi ed i tempi vanno riempiti, perché occorre anche lasciare aperte le porte ad eventi inattesi ed idee non scritte nei progetti e nei documenti programmatici. Si può dire, per certi versi, che il nuovo può emergere dal vecchio e che la routine può evidenziare per contrasto un fattore imprevisto che merita di essere preferito al comportamento iterativo. Un’organizzazione-comunità che lascia spazi per eventi non previsti sa vivere l’attesa, coltiva il senso di privazione ed educa alla meraviglia.
Vanno ridotti all’essenziale i progetti cui la struttura partecipa, preferendo solo quelli che consentono di innovare la didattica ordinaria ovvero concorrono in modo concreto e riscontrabile al maggiore successo formativo degli studenti ed alla soddisfazione degli insegnanti. Diverse indicazioni che derivano dalle nuove teorie costruttivistiche peccano di un limite di eccessività: si può esagerare anche in idee e proposte in sé buone, ma deleterie se finiscono per soffocare la giusta fisiologia dell’ambiente di apprendimento.



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