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SCUOLA/ La libertà, "nuovo" metodo (infallibile) per salvare la scuola

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il paradosso nel quale ci troviamo (tutto l’ambiente scolastico è paradossale: basti pensare al fenomeno dell’aumento della voluminosità dei libri di testo a fronte di un continuo appello alla essenzialità dei curricoli) può essere tuttavia un’interessante occasione di ripresa del senso stesso del fare scuola da parte di una soggettività adulta che entra in campo per assumersi la responsabilità di comunicare il proprio modo di rapportarsi a tutta la realtà. Questo è il punto: la libertà di educare (in questo consiste l’assunzione di responsabilità verso l’impresa-scuola da ri-costruire ogni giorno) è oggi più che mai un metodo di lavoro che si può realizzare subito, e non tanto un orizzonte che attente chissà quale condizione per delinearsi.
Alla domanda di apprendimento che abbiamo visto essere tipica della situazione attuale, in cui sono saltati tutti i consueti parametri di riferimento (i programmi, l’organizzazione, la disciplina) si risponde facendo ricorso ad una soggettività matura che non delega a qualche meccanismo esterno, magari una didattica aggiornata con le nuove tecnologie, il compito che l’attende. L’apprendimento è possibile dentro un rapporto vivo tra chi propone un percorso nella realtà attraverso ciò che insegna e chi lo verifica come buono e valido per sé.
In questa prospettiva, che meriterebbe di essere documentata più ampiamente, sono recuperati e rilanciati tre fattori sostanziali dell’azione educativa che possono esercitare anche un ruolo di innovazione nell’attuale fase di cambiamento di alcuni nodi del sistema di istruzione.
Anzitutto il valore della tradizione come insieme dei significati sui quali è stata costruita la forma di convivenza della comunità, che nella scuola non può essere semplicemente richiamata, ma occorre sia rivissuta come ipotesi di senso che attraversa tutta l’attività scolastica, dai curricoli di studio alla realizzazione di una piena parità scolastica.
In secondo luogo, il rapporto tra materie di studio e discipline scolastiche, da riproporre continuamente perché il dato da apprendere (la “materia”) richiede un metodo (“disciplina”) che tenga conto della specificità dell’oggetto e della capacità di chi apprende di tenere il passo della realtà che si mostra e si approfondisce nella sua unitarietà.
In terzo luogo, il fattore-scuola inteso come insieme di condizioni spazio-temporali che non devono essere date per scontate o dimenticate, ma abbracciate con la stessa intensità con cui si guarda al più piccolo elemento che rende la scuola un ambiente vitale; non solo e non tanto perché obbligatoria e formativa (almeno fino ad un certo punto), ma perché corrispondente ad una sfida che nel paragone continuo sviluppa la personalità.



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