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SCUOLA/ Cosa vuol dire trasmettere ai nostri allievi la poesia dei "grandi"?

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In classe  In classe

Caro direttore,

Ogni giorno i fanciulli, dal marasma bianco del banco di scuola, offrono la loro voce ai grandi e piccoli poeti. Perché così ha da essere: la poesia è opera finita e non finita allo stesso tempo: essa ha bisogno, per tornare a nascere e crescere e darsi, di qualcuno che le dia voce, e che sia voce alta.
Parlando del capolavoro dantesco, Mario Luzi osserva che “la Commedia dantesca è tra le opere d’arte più «seguite» e nello stesso tempo un’opera da fare, voglio dire proposta al continuo facimento dell’uomo e alla sua inesauribile perfettibilità”.
Il semplice atto di dare la propria voce, di partecipare se stessi alle parole ricevute è, mi pare, il primo, ma compiuto, atto di questo continuo facimento. Atto conoscitivo e non accessorio, poiché compiuto alla presenza di chi ha già detto, il poeta, e di chi, obbedendo, impara a dire.
Da quest’atto nascono le parole che rimangono nella memoria e così, semplicemente restando, si legano all’esperienza di chi le incontra e si lasciano interrogare.
Può accadere, e accade infatti, che questo lavoro si accompagni all’esplosione inaspettata e potente della commozione, o dell’emozione, come per un’improvvisa eruzione dell’animo.



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COMMENTI
02/04/2011 - grazie a Dio (alcide gazzoli)

Bello. Complimenti prof., grazie a Dio c'è un insegnante in Italia. Il che non è poco, a modestissimo parere di un padre di 3 giovani.