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SCUOLA/ Genitori e prof, attenti all’"insostenibile leggerezza" digitale

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“Da tempo parliamo di diritto all’oblio”, afferma ancora Gobbato, “vale a dire del diritto di ogni persona a non essere giudicato per errori compiuti molto tempo prima”: errori che in Rete diventano storia, e faticano ad essere cancellati e quindi perdonati - una lezione importante per chi ha la vita davanti. Oltre alla diffusione, il Web è caratterizzato dalla permanenza: tutto quello che viene scritto o immagazzinato - opinioni, immagini scherzose e/o compromettenti, dati sensibili - resta impresso nella memoria collettiva della Rete, pronto a restituire l’immagine di chi l'ha originato a chiunque si metta sulle sue tracce. E più frequenti e più corposi sono i contributi - come quelli quotidianamente assicurati dalla componente più giovane dei frequentatori di social network -, più l’immagine sarà completa, e indelebile.

Il rischio ultimo è quello di esporre pubblicamente, e prolungatamente, il bene più prezioso che possediamo: la nostra stessa identità. Chi sostiene la necessità della scuola italiana di mettersi al passo con i tempi, auspicando un maggiore coinvolgimento delle nuove tecnologie già frequentate dai ragazzi, non può esimersi dal confronto con questo problema, e con la necessità di educare gli allievi ad affrontarlo a loro volta.
Non perché siano tecnologicamente poco edotti, al contrario: ma proprio questa familiarità “nativa” con la Rete, sostiene Gobbato, potrebbe ostacolare un approccio più mediato e riflesso con il mezzo. Compito degli educatori, a partire dalla famiglia, è quello di smascherare la leggerezza solo apparente dell’immaterialità digitale, che cela l’insostenibile pesantezza della parola. Ma per insegnare a sostenerla, non servono nuove né vecchie tecnologie: serve etica, esempio, rispetto, in una parola responsabilità.



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