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SCUOLA/ Dalle discipline alle competenze, vademecum per non "tradire" gli allievi

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In classe (foto d'archivio)  In classe (foto d'archivio)

La valutazione finale avviene tramite prove pluri-competenze (sempre sulla base delle rubriche di riferimento) collocate in corrispondenza delle scadenze formali dei corsi (quando vengono rilasciati titoli di studio) e che consente di rilevare in forma simultanea, sulla base di un compito rilevante, la padronanza di più competenze e saperi da parte dei candidati.
La prova di valutazione finale, o “prova esperta” concorre, assieme alle attività di valutazione di tipo formativo che si svolgono al termine di ogni Uda, a rilevare il patrimonio di saperi e competenze - articolati in abilità, capacità e conoscenze - di una persona, utilizzando una metodologia che consenta di giungere a risultati certi e validi.
L’utilizzo della prova di valutazione finale (prova esperta) richiede necessariamente che l’attività di apprendimento venga svolta secondo la metodologia delle Unità di apprendimento, centrate su compiti e prodotti. Infatti l’insegnamento non è inteso, nel contesto dell’approccio per competenze, come una “successione di lezioni”, ma come organizzazione e animazione di situazioni di apprendimento orientate ad attivare la varietà delle dimensioni dell’intelligenza indicate nella tabella sottostante: affettivo-relazionale-motivazionale, pratica, cognitiva, riflessivo-metacognitiva e del problem solving, tutte in un continuum dinamico tra loro.
La prova esperta si caratterizza per questi aspetti: è un compito aperto e problematico, che richiede allo studente l’attivazione della capacità di stabilire collegamenti, di ricavare da fonti diverse e da più codici informazioni anche implicite, di affrontare l’analisi di un caso o di risolvere una situazione problematica e infine di giustificare le scelte praticate e il percorso svolto. È dunque una manifestazione in itinere della capacità (e della competenza chiave europea) di imparare a imparare, espressa in contesti ancora limitati e alla portata dello studente, ma capace di porlo nella condizione di attualizzarne gli atteggiamenti in modo che possano diventare oggetto di valutazione. È un atto individuale, che conclude percorsi nei quali i medesimi atteggiamenti si erano manifestati soprattutto in ambiente cooperativo. Richiede da parte dei docenti (e la formulazione al plurale è d’obbligo perché questo tipo di prova è sempre interdisciplinare) l’individuazione anticipata di criteri di valutazione consoni.



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COMMENTI
21/04/2011 - capitalizzare l'esperienza (enrico maranzana)

“È quindi indispensabile che la valutazione segua una didattica per competenze .. insieme di occasioni che consentono allo studente di entrare in un rapporto personale con il sapere, affrontando compiti che conducono a prodotti”. SE la valutazione deve seguire una didattica per competenze ALLORA, ancora più importante, il lavoro di classe deve essere ad esse orientato e incidere sulla progettazione delle occasioni d’apprendimento. Essa implica un processo che inizia con l’individuazione delle capacità da promuovere, prosegue con la scelta di situazioni atte al loro esercizio, si conclude con l’ideazione del compiti in grado di sollecitare i comportamenti produttivi voluti, modifiche in linea con quanto prospettato in un Suo precedente intervento. Il cambiamento del servizio scolastico derivante da tale approccio avrebbe dovuto prodursi più di quarant’anni fa, quando l’insegnamento per competenze fece la sua comparsa: è essenziale e prioritario individuare e rimuovere gli ostacoli che si sono frapposti all’innovazione.