BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La grande alternativa è tra padre O'Connor e gli studenti di Cambridge

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Dobbiamo essere sinceri: sulle prime padre O’Connor ci entusiasma facilmente. Come può non piacerci l’uomo esperto, portatore di saperi eminentemente pratici e tecnici, provato dalla vita, rispetto a professorini teorici e saccenti, e per di più di Cambridge (quindi con tutta probabilità relativisti e laicisti…). Però, qualcosa non torna. Padre O’Connor aveva sì una formazione tecnico-operativa, ma poteva essere facilmente una sorta di enciclopedismo nozionistico, un'erudizione coltivata all’ombra del chiostro. E contemporaneamente erano i professorini a perorare la causa di una conoscenza che nascesse dall’entrare nel mondo, dal mescolarsi con le sue contraddizioni e le sue complessità.

Quello che all’inizio potrebbe sembrare una specie di derby tra Competenze, Formazione pratica, Esperienza da un lato, e Discipline, Licealizzazione, Teoria dall'altro, in realtà non lo è. Ma perché padre O’Connor continua ad esserci più simpatico dei due studentelli di Cambridge?

Il punto è questo. La questione si è spostata dal modo con cui si acquisisce la conoscenza (che non è cosa indifferente, ma non è la fondamentale), allo scopo della conoscenza. Per padre O’Connor conoscere le forme del male serve per combatterlo, mentre per i due studenti di Cambridge disquisire di filosofia morale (come di matematica, storia, letteratura?) non è altro che un hobby, al pari del trekking e del cicloturismo, della storia dell’arte e della critica musicale.

Nel primo caso c’è una utilità stringente, nel secondo un gioco intellettuale o una curiosità anche allettante, ma alla fine disinteressata (nel senso del “che me ne frega…”).

Negotium vs otium, quindi? Ho paura che anche così la questione sia mal posta. Nella già citata Autobiografia, qualche pagina prima dell’incontro con padre O’Connor, Chesterton dedica un capitolo ad alcune figure di letterati, pensatori e intellettuali con cui ebbe consuetudine e amicizia. Quando parla di H.G. Wells (che gli appassionati di fantascienza conoscono per essere l’autore de La Guerra Dei Mondi e nientemeno che l’inventore della Macchina del Tempo, e di cui Henry James disse “Tutto ciò che Wells scrive non solo è vivo, ma scalcia”), lo descrive così: “Era così spesso sul punto di afferrare la verità che i suoi movimenti mi irritavano come la vista di un cappello, continuamente trasportato dalle onde del mare verso la riva, che non la raggiungesse mai. Egli credeva, penso, che lo scopo dell’aprire la mente fosse semplicemente di aprire la mente. Mentre io sono incurabilmente convinto che lo scopo dell’aprire la mente, come dell’aprire la bocca, si di richiuderla su qualcosa di solido”.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/04/2011 - essere liberi, essere uomini, scopo del sapere (Daniela Notarbartolo)

Ringrazio Matteo Foppa Pedretti per questo articolo, che mostra il notevole spessore culturale che sta alla base dell'ipotesi educativa dei CFP. Oltre alla lotta alla dispersione, questo settore si distingue per il riconoscimento del valore della responsabilità e della libertà nell'atto del conoscere. Come dice sempre Felice E. Crema, dal settore professionale può venire un'ipotesi significativa anche per il sapere "accademico": come dire che gli studentelli di Cambridge pssono scoprire che ciò che hanno tra mano vale più di quel che credono.