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UNIVERSITA’/ Carvelli (Ceur): i collegi, opportunità vitale per il sistema educativo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il nostro mestiere è realmente sostenere il merito, non come fanno le Regioni attraverso lo strumento delle borse di studio e l’erogazione di servizi, ma attraverso il metodo e il contenuto proprio dell’università, cioè la proposta agli studenti di un rapporto con degli adulti che  ti introducono alla realtà, non appena universitaria ma complessiva, con  un’apertura culturale a 360gradi.   

La vera questione è se oggi è possibile far vivere a uno studente un’esperienza entusiasmante nell’imparare: se questo avviene per un talento, l’efficacia dell’intero sistema formativo italiano diventa notevole.  

Che cosa fa entusiasmare un giovane? E’ possibile oggi far vivere un’esperienza entusiasmante nella conoscenza? Ma soprattutto non stiamo forse parlando di ciò che è la sostanza dell’Università? Oggi viviamo in un terribile equivoco: che l’Università non debba avere un ruolo educativo, come se l’educazione possa essere considerata un percorso già terminato alle scuole superiori (quando mai fosse iniziato). L’equivoco sta nel concepire il compito dell’Università nella mera preparazione alla professione, nella trasmissione di competenze e abilità, nell’insegnare a produrre, nel trasmettere regole, anzi (oggi va di moda) nel trasmettere valori. E in questo si trova a volte il consenso anche degli studenti che in fondo in fondo possono accontentarsi di inserirsi in un percorso di apprendimento necessario e, perché no, vantaggioso. E della società che, in termini analoghi, non disdegna la riduzione dell’università a questa produzione di utilità…

Ma lo scopo ultimo nella conoscenza dell’uomo non è questo! Ceur parte dal fatto che se siamo esseri razionali, è logico il nostro impegno nel trovare una ragione in tutte le cose. L’impegno nella ricerca del vero, nel capire e far capire il mondo, è la più valida di tutte le eredità di qualsiasi attività scientifica ed è la più interessante attività dell’uomo.

Se la questione è questa, ciò di cui abbiamo bisogno non è solo di un insegnante ma di un maestro. L’insegnante infatti trasmette un sapere: il maestro trasmette anche un senso. L’insegnante trasmette regole; il maestro mostra una verità: il primo chiede di imparare, il secondo sollecita una verifica. Tutta la missione educativa dell’Università dipende allora dalla capacità e volontà sia del docente che dello studente di mettere in gioco sé stessi. Come ciò avviene per gli studenti nei nostri Camplus?



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