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EDUCAZIONE/ Il sabato santo non è digitale e Dio non è su Facebook

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Il Sabato Santo non è digitale. Anche per questo dice molto a noi, e soprattutto ai nostri ragazzi. È un giorno anomalo, in cui in pratica non succede niente: si zittiscono le campane, cessano le funzioni, non si celebra nulla. Apparentemente. In realtà si celebra l’attesa e la meditazione, lemmi ed esperienze spazzati via nell’era digitale.
I centralini delle aziende si prodigano in “ci scusiamo per l’attesa” dopo il terzo squillo di telefono, noi friggiamo se alla cassa del supermercato un anziano impiega una manciata di secondi per trovare le banconote nel portafoglio, alle mail rispondiamo subito dai telefonini-computer anche se stiamo pranzando con gli amici e gli sms sono per loro natura botta e risposta.
È l’immediatezza che caratterizza questo nostro tempo e i giovani ne sono intrisi più dell’aria che respirano. Im-mediato significa che non c’è un tempo in mezzo a mediare, che tutto preme per consumarsi nell’istante. Sappiamo che la reazione istantanea, senza considerazione per le sue conseguenze future, è ciò che spesso mette nei guai, grossi o piccoli che siano, i più giovani. Ma i ragazzi purtroppo sono in cattiva compagnia, la nostra. Sono gli adulti che abbandonano storie di affetti per una infatuazione istantanea e non riconosciuta come tale, e sono gli adulti che a volte perdono il lavoro per uno sfogo inopportuno.



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