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SCUOLA/ Precari e graduatorie: e se sparigliassimo con un bel concorso?

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Precari in piazza (Ansa)  Precari in piazza (Ansa)

C’è un altro rischio: soprattutto passata la boa della metà legislatura, ogni proposta di intervento sul personale della pubblica amministrazione e a maggior ragione sul personale della scuola, unico settore dove ancora si assume, può diventare l’occasione non per una riflessione seria sul cosa sia meglio per la qualità del sistema, ma per un assalto alla diligenza da parte di gruppi o gruppuscoli alla ricerca della sanatoria o dell’ope legis e per la conseguente approvazione di emendamenti trasversali che rispondono a logiche diverse dalla fermezza sulla qualità.
E allora? Allora forse è il caso, a tambur battente, in attesa che comunque il Parlamento si esprima sui disegni di legge già da tempo alle Commissioni parlamentari (ma perché non pensare a una sintesi del meglio del pdl Aprea e del pdl Pittoni?), di rimettere in moto la macchina concorsuale, sia per dare uno sbocco meritocratico alla nuova formazione iniziale docenti, sia per riservare una sorta di corsia di sorpasso a tutti quei bravissimi docenti, inseriti nelle GAE o comunque abilitati, che l’attuale sistema delle graduatorie condanna, a prescindere dal merito, ad anni e anni di purgatorio.
Insomma, sarebbe bene sparigliare, dando una possibilità a chi si vede immeritatamente scavalcato dai raccoglitori di punti, da qualunque parte provengano, e indicando una strada diversa alle immissioni in ruolo. A maggior ragione di fronte all’opportunità che, nei prossimi anni, ci siano massicce immissioni di personale: come selezionarlo determinerà la qualità del sistema scolastico nei prossimi vent’anni.
Lo strumento c’è, ed è la delega “Fioroni” a un nuovo regolamento concorsuale, delega più volte ricordata dalle magistrature di controllo e dal CNPI nell’espressione dei pareri sulla nuova formazione iniziale. Delega che non può fare tutto (ad esempio, non può istituire albi regionali, non può passare il personale alle scuole), ma potrebbe rappresentare una svolta.



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COMMENTI
02/05/2011 - concorso o graduatorie (Claudio Cereda)

Per essere schifato in realtà Bruschi dimostra, per ragioni professionali, di conoscere quel vero casino che sono le graduatorie. Concorso, concorso, concorso. Bisogna scegliere da che parte stare. Ho una bravissima precaria del '62 che non aspetta altro. Alla sua età io mi ero già licenziato due volte, avevo fatto un altro mestiere ed ero ritornato a scuola. Come si fa a cambiare la scuola se i docenti giovani hanno 50 anni. So benissimo che il sistema scuola è pieno di trappole giuridiche ma se ci sono gli estremi per farlo, lo si faccia.

 
28/04/2011 - mi sembra una buona idea (Paolo Francini)

Condivido decisamente l'idea di un concorso a cattedre. In verità non ho mai ben capito per quale ragione si sia smesso di farli. I concorsi sono stati molto demonizzati, salvo dover constatare che, con tutti i loro limiti, restano il veicolo più serio di reclutamento. Alternative migliori non se ne sono viste. Il problema era semmai di renderli più accurati e svolgerli con regolarità (in Francia si tengono ogni anno, sempre col medesimo calendario, le cattedre disponibili vengono di volta in volta assegnate e in pratica non esiste precariato; cosa ci impedisce di fare lo stesso?). Invece di migliorarne l'andamento, li si è smantellati. Il risultato è che da 12 anni i laureati che aspirano all'insegnamento, compresi i migliori, sono costretti a un'umiliante corsia d'attesa, cambiando sede ogni anno nella migliore delle ipotesi. Le assunzioni sono state regolate con l'unico criterio dell'anzianità e della collezione di punti. E' così che si attraggono giovani brillanti e volenterosi? Chi potrebbe sostenere che un simile meccanismo sia preferibile ad un concorso pubblico, con le sue fisiologiche imperfezioni ma anche gli innegabili vantaggi (decine di giovani preparatissimi hanno vinto il concorso a 25 anni)? Condivido anche l'idea di ripensare e rendere più serio l'anno di prova, con un vero percorso di praticantato, formazione iniziale e valutazione competente. Molti problemi della nostra scuola sono problemi di manutenzione, questo del reclutamento è un esempio scellerato.

 
28/04/2011 - Perchè nessuno parla degli abilitandi? (Valentina Paladini)

Sono una delle migliaia di aspiranti insegnanti iscritta dal 2008 al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria e prossima al conseguimento del titolo che si vede esclusa da qualsiasi intervento in merito all'inserimento nelle graduatorie per l'immissione in ruolo. Anche oggi, durante l'incontro a Montecitorio con il Ministro Gelmini, non si è parlato del nostro futuro. Forse Lei, dott. Bruschi, mi potrà "illuminare": quando, presumibilmente il prossimo anno, conseguirò la laurea in Scienze della Formazione Primaria, quale sarà il mio destino? In che modo è previsto il mio inserimento tra le fila degli insegnanti di scuola primaria? Glielo chiedo perché sono certa che Voi, consiglieri, tecnici, sottosegretari, Ministri ecc., non vi siate dimenticati di averci consentito l'accesso, previo superamento di un test di ammissione, al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, che prevede che(cito dal Regolamento didattico 08/09 del Corso di Laurea in SFP dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca cui sono regolarmente iscritta) "La Laurea, ai sensi della normativa vigente in materia, art. 5- punto 3 L. n. 53/2003, Circolare del MIUR del 7.05.2003, Prot. n.1082, ha valore di esame di stato e abilita all’insegnamento nella scuola primaria o dell’infanzia a seconda dell’indirizzo scelto e menzionato sul titolo stesso. Ai sensi della normativa suddetta, alla seduta di Laurea è presente un rappresentante del MIUR". Dunque, Dott. Bruschi, quale sarà il mio futuro?

 
28/04/2011 - L'immaginazione al potere (Franco Labella)

Bisogna ringraziare Bruschi: è la dimostrazione vivente che nel '68 si aveva ragione a proporre quello slogan. Piu immaginazione di così... Sorvolo per carità di patria (e per la nota e dichiarata allergia di Bruschi al mondo del Diritto) sulle amenità giuridiche che costellano l'articolo di Bruschi ma mi limito ad una domanda: Bruschi ha una vaga idea di come abbiano conseguito abilitazioni anche plurime la maggior parte dei presenti nelle graduatorie? Ahilui... per concorso!! Quindi più che sparigliare con la sua proposta si replica... o meglio si fa quello in cui eccelle l'attuale maggioranza (vedi referendum sul nucleare): innalzare cortine fumogene per non risolvere i problemi. Soprattutto in prossimità di scadenze elettorali.

 
27/04/2011 - Da docente precaria e abilitata... (sabina moscatelli)

...quale mi pregio (o mi vanto) di essere, sono perfettamente d'accordo con la proposta di Max Bruschi. Ben venga un concorso iperselettivo. Ci sarà da studiare ancora, più di quanto già non richieda il nostro impegno dietro la cattedra? Lo faremo. Quanto alla proposta di assunzione diretta del Sig. Mereghetti, potrebbe andare bene in un Paese che non conoscesse lo sfrenato e sfrontato nepotismo vigente in Italia. Tra scuole pubbliche e private, in questi anni ho visto favoritismi di ogni sorta. Meglio il merito, super partes, frutto di un impegno e di un lavoro proprio serio e costante. Chissà, Max Bruschi, se qualcuno ascolterà la sua voce.

 
27/04/2011 - Io spariglierei liberalizzando il sistema (Gianni MEREGHETTI)

La proposta di Max Bruschi è interessante, sarebbe ora di un'azione determinata a porre fine ad un sistema di reclutamento che è pericolosamente lento e inefficace. Io però spariglierei in altro modo, liberalizzerei il sistema. Basta con il ruolo, basta con i concorsi, basta con graduatorie che premiano i raccoglitori di punti e non il merito, basta con lo statalismo soffocante che ha fatto diventare la scuola un vecchio pachiderma. Io spariglierei dando libertà ad ogni scuola di assumere chi ritiene più adatto a realizzare i suoi obiettivi educativi e didattici. Ogni altra correzione secondo me non fa altro che tenere in piedi questo sistema che si è rivelato del tutto antiscolastico. C'è bisogno di una inversione di rotta, e questa la si può fare solo con una liberalizzazione della scuola. Senza ruolo verrà assunto chi vale e chi non vale verrà mandato a fare un altro lavoro, come è più che giusto.

RISPOSTA:

Sì, ma la liberalizzazione da lei proposta avrebbe bisogno di una legge. Anche complessa, perché si tratterebbe di passare il personale dal ministero alle scuole. Nulla in contrario, a certe condizioni. Ma nel frattempo, a mio avviso, occorre dare un segnale. Indicare una strada alternativa. Questo con un regolamento si può fare, con tutti i limiti di un regolamento, ma anche con tutte le opportunità. Insomma, "arbusta iuvant humilesque Myricae". MB