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SCUOLA/ Precari e graduatorie: e se sparigliassimo con un bel concorso?

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Precari in piazza (Ansa)  Precari in piazza (Ansa)

Quanto al come esercitarla, ci sono alcuni paletti che, a mio avviso, dovrebbero essere tenuti fermi, alla luce dello stato attuale e delle esperienze del passato. Primo, la platea concorsuale dovrebbe essere costituita dal personale abilitato, nelle GAE o fuori dalle GAE. Secondo, occorre evitare la costruzione di nuove graduatorie, dunque a bando dovrebbero essere messi esclusivamente il 50% dei posti disponibili per le assunzioni (il resto, come da legge, è patrimonio delle GAE): non uno di più e non uno di meno. Terzo, le prove dovrebbero essere strutturate in maniera iperselettiva. Quarto, si dovrebbe intervenire sulle assegnazioni, stabilendo innanzitutto che l’anno di prova debba essere svolto nella sede di “titolarità”, che la commissione chiamata a valutarlo sia rafforzata come competenza e autorevolezza (attualmente è elettiva... ce lo vedete un grecista a valutare un insegnante di Scienze motorie?) e che il vincolo successivo di permanenza nella sede debba essere quinquennale, senza scappatoie. Quinto, che in alcuni specifici casi l’assegnazione sia fatta non con un criterio meramente burocratico (chi primo arriva, sceglie), ma facendo incontrare il profilo dei docenti, già “aventi diritto” al posto, perché vincitori di concorso, con le particolari esigenze delle singole scuole.
Resterebbero aperte altre questioni che solo la via parlamentare può affrontare, a partire dallo stato giuridico dei docenti per arrivare a una rivisitazione complessiva dell’intera materia. Ma forse è meglio, anziché restare bloccati, compiere i passi possibili.



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COMMENTI
02/05/2011 - concorso o graduatorie (Claudio Cereda)

Per essere schifato in realtà Bruschi dimostra, per ragioni professionali, di conoscere quel vero casino che sono le graduatorie. Concorso, concorso, concorso. Bisogna scegliere da che parte stare. Ho una bravissima precaria del '62 che non aspetta altro. Alla sua età io mi ero già licenziato due volte, avevo fatto un altro mestiere ed ero ritornato a scuola. Come si fa a cambiare la scuola se i docenti giovani hanno 50 anni. So benissimo che il sistema scuola è pieno di trappole giuridiche ma se ci sono gli estremi per farlo, lo si faccia.

 
28/04/2011 - mi sembra una buona idea (Paolo Francini)

Condivido decisamente l'idea di un concorso a cattedre. In verità non ho mai ben capito per quale ragione si sia smesso di farli. I concorsi sono stati molto demonizzati, salvo dover constatare che, con tutti i loro limiti, restano il veicolo più serio di reclutamento. Alternative migliori non se ne sono viste. Il problema era semmai di renderli più accurati e svolgerli con regolarità (in Francia si tengono ogni anno, sempre col medesimo calendario, le cattedre disponibili vengono di volta in volta assegnate e in pratica non esiste precariato; cosa ci impedisce di fare lo stesso?). Invece di migliorarne l'andamento, li si è smantellati. Il risultato è che da 12 anni i laureati che aspirano all'insegnamento, compresi i migliori, sono costretti a un'umiliante corsia d'attesa, cambiando sede ogni anno nella migliore delle ipotesi. Le assunzioni sono state regolate con l'unico criterio dell'anzianità e della collezione di punti. E' così che si attraggono giovani brillanti e volenterosi? Chi potrebbe sostenere che un simile meccanismo sia preferibile ad un concorso pubblico, con le sue fisiologiche imperfezioni ma anche gli innegabili vantaggi (decine di giovani preparatissimi hanno vinto il concorso a 25 anni)? Condivido anche l'idea di ripensare e rendere più serio l'anno di prova, con un vero percorso di praticantato, formazione iniziale e valutazione competente. Molti problemi della nostra scuola sono problemi di manutenzione, questo del reclutamento è un esempio scellerato.

 
28/04/2011 - Perchè nessuno parla degli abilitandi? (Valentina Paladini)

Sono una delle migliaia di aspiranti insegnanti iscritta dal 2008 al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria e prossima al conseguimento del titolo che si vede esclusa da qualsiasi intervento in merito all'inserimento nelle graduatorie per l'immissione in ruolo. Anche oggi, durante l'incontro a Montecitorio con il Ministro Gelmini, non si è parlato del nostro futuro. Forse Lei, dott. Bruschi, mi potrà "illuminare": quando, presumibilmente il prossimo anno, conseguirò la laurea in Scienze della Formazione Primaria, quale sarà il mio destino? In che modo è previsto il mio inserimento tra le fila degli insegnanti di scuola primaria? Glielo chiedo perché sono certa che Voi, consiglieri, tecnici, sottosegretari, Ministri ecc., non vi siate dimenticati di averci consentito l'accesso, previo superamento di un test di ammissione, al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, che prevede che(cito dal Regolamento didattico 08/09 del Corso di Laurea in SFP dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca cui sono regolarmente iscritta) "La Laurea, ai sensi della normativa vigente in materia, art. 5- punto 3 L. n. 53/2003, Circolare del MIUR del 7.05.2003, Prot. n.1082, ha valore di esame di stato e abilita all’insegnamento nella scuola primaria o dell’infanzia a seconda dell’indirizzo scelto e menzionato sul titolo stesso. Ai sensi della normativa suddetta, alla seduta di Laurea è presente un rappresentante del MIUR". Dunque, Dott. Bruschi, quale sarà il mio futuro?

 
28/04/2011 - L'immaginazione al potere (Franco Labella)

Bisogna ringraziare Bruschi: è la dimostrazione vivente che nel '68 si aveva ragione a proporre quello slogan. Piu immaginazione di così... Sorvolo per carità di patria (e per la nota e dichiarata allergia di Bruschi al mondo del Diritto) sulle amenità giuridiche che costellano l'articolo di Bruschi ma mi limito ad una domanda: Bruschi ha una vaga idea di come abbiano conseguito abilitazioni anche plurime la maggior parte dei presenti nelle graduatorie? Ahilui... per concorso!! Quindi più che sparigliare con la sua proposta si replica... o meglio si fa quello in cui eccelle l'attuale maggioranza (vedi referendum sul nucleare): innalzare cortine fumogene per non risolvere i problemi. Soprattutto in prossimità di scadenze elettorali.

 
27/04/2011 - Da docente precaria e abilitata... (sabina moscatelli)

...quale mi pregio (o mi vanto) di essere, sono perfettamente d'accordo con la proposta di Max Bruschi. Ben venga un concorso iperselettivo. Ci sarà da studiare ancora, più di quanto già non richieda il nostro impegno dietro la cattedra? Lo faremo. Quanto alla proposta di assunzione diretta del Sig. Mereghetti, potrebbe andare bene in un Paese che non conoscesse lo sfrenato e sfrontato nepotismo vigente in Italia. Tra scuole pubbliche e private, in questi anni ho visto favoritismi di ogni sorta. Meglio il merito, super partes, frutto di un impegno e di un lavoro proprio serio e costante. Chissà, Max Bruschi, se qualcuno ascolterà la sua voce.

 
27/04/2011 - Io spariglierei liberalizzando il sistema (Gianni MEREGHETTI)

La proposta di Max Bruschi è interessante, sarebbe ora di un'azione determinata a porre fine ad un sistema di reclutamento che è pericolosamente lento e inefficace. Io però spariglierei in altro modo, liberalizzerei il sistema. Basta con il ruolo, basta con i concorsi, basta con graduatorie che premiano i raccoglitori di punti e non il merito, basta con lo statalismo soffocante che ha fatto diventare la scuola un vecchio pachiderma. Io spariglierei dando libertà ad ogni scuola di assumere chi ritiene più adatto a realizzare i suoi obiettivi educativi e didattici. Ogni altra correzione secondo me non fa altro che tenere in piedi questo sistema che si è rivelato del tutto antiscolastico. C'è bisogno di una inversione di rotta, e questa la si può fare solo con una liberalizzazione della scuola. Senza ruolo verrà assunto chi vale e chi non vale verrà mandato a fare un altro lavoro, come è più che giusto.

RISPOSTA:

Sì, ma la liberalizzazione da lei proposta avrebbe bisogno di una legge. Anche complessa, perché si tratterebbe di passare il personale dal ministero alle scuole. Nulla in contrario, a certe condizioni. Ma nel frattempo, a mio avviso, occorre dare un segnale. Indicare una strada alternativa. Questo con un regolamento si può fare, con tutti i limiti di un regolamento, ma anche con tutte le opportunità. Insomma, "arbusta iuvant humilesque Myricae". MB