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SCUOLA/ Israel: i test Invalsi creano il panico, ma c’è qualcosa di più grave...

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Si possono evitare i rischi del teaching to test? (Imagoeconomica)  Si possono evitare i rischi del teaching to test? (Imagoeconomica)

Queste considerazioni si ricollegano al tema dei test, e al contenuto di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera (21 aprile) dal titolo imbarazzante Nei test dell’Invalsi la matematica sarà “argomentativa” e dal sottotitolo Non solo risposte, ma ragionamenti. In verità, per chi ha qualche competenza autentica di matematica è a dir poco sorprendente scoprire che esiste una “matematica argomentativa”, ovvero quella che si fa mettendo in opera ragionamenti?... E quale sarebbe la matematica “non argomentativa”? Quella che si fa senza ragionare? La matematica a indovinelli? La matematica in cui si risponde a caso? Sarebbe la matematica in cui - dice l’“esperto” intervistato – “se c’hai preso sei bravo, se non c’hai preso buonanotte”. Ma naturalmente questa non è matematica - come non sarebbe storia, geografia o altro - non è neppure nozionismo, è semplicemente una banale lotteria che è difficile venga messa in opera anche dal peggior insegnante, se non con l’uso di test a risposta chiusa che - appunto! - non consentono di capire se la casella giusta è stata contrassegnata a caso oppure a seguito di un ragionamento corretto.
È chiaro allora il meccanismo che ha condotto a una simile assurda invenzione. Per difendersi dalle critiche che vengono mosse ai test, si inventa una categoria insensata, la “matematica argomentativa”. E avvalendosi della innocente incompetenza di qualche povero giornalista, si rovescia la realtà, facendo dei test “argomentativi” qualcosa che supererebbe anche la migliore didattica tradizionale della matematica. Ma, se siamo ridotti - pur di fare i test e di difenderli capziosamente - a metterci nelle mani di “esperti” che non si vergognano di inventare simili categorie, allora siamo già molto avanti sulla via dell’imbarbarimento culturale.
Queste trovate non risolvono affatto il problema centrale, che è notoriamente quello di utilizzare i test per produrre giudizi “oggettivi”. Anche su questo tema sono state prodotte osservazioni a non finire - anch’esse totalmente ignorate, l’aggettivo “oggettivo” viene ripetuto come un mantra - per mostrare che il test, in quanto frutto delle idee specifiche di chi l’ha apprestato ha ben poco di oggettivo. Basta mettersi attorno a un tavolo in più di una persona per discutere i test esemplificati in quell’articolo del Corriere, o i tanti altri proposti, per veder emergere opinioni differenti, persino opposte, circa il loro valore intrinseco e valutativo.



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COMMENTI
28/04/2011 - Non se la prenda... (Franco Labella)

Gentile prof. Israel accetti, se vuole, un consiglio: non se la prenda più di tanto per i commenti, alcuni dei quali sono evidentemente fuori misura. Non ho alcun titolo per intervenire da tecnico per cui mi limito ad osservare, a pelle, che le sue osservazioni, che mi paiono di assoluto buon senso, evidentemente non sono gradite proprio perchè documentate, argomentate e basate su posizioni non ideologiche. E se lo scrive uno che con lei ha polemizzato pubblicamente può star tranquillo della mia assoluta "indipendenza" di giudizio.

 
28/04/2011 - La categoria della denigrazione non può essere usa (Giorgio Israel)

Far calcoli senza saper impostare un problema, senza ragionare, significa semplicemente non conoscere la matematica, non far matematica ma indovinelli, filastrocche, quiz, nel migliore dei casi enigmistica. Questo è noto da sempre, senza inventare la categoria di "matematica argomentativa", che è priva di senso da chiunque sia stata enunciata. Quanto ai dati insufficienti o ridondanti e soprattutto alle procedure "corrette", trattasi di un livello di ben altra complessità che, come ho tentato vanamente di spiegare, non è suscettibile di una risposta univoca e non è certamente analizzabile a livello di test. L'esistenza di una didattica della matematica meccanica, ripetitiva nei calcoli (e oltretutto tediosa) è un problema annoso e arcinoto (ben prima dei test) che deriva da molteplici cause, tra cui la pletora di libri pessimi, infarciti di nozioni assurde, di casistiche insensate, di una quantità di definizioni inutili o sbagliate. Non si tratta purtroppo affatto di vecchia didattica, poiché la maggioranza dei testi recenti per le primarie sono orrendi, scritti da persone che non hanno mai capito nulla di matematica e non sanno trasmetterne i concetti e i metodi. La valanga di pessimi eserciziari che sta invadendo le scuole non soltanto non pone rimedio, ma aggrava la situazione e la didattica per test non può che aggravarla ulteriormente. Lettura consigliata: D. Ravitch, "The Death and Life of the Great American School System: How Testing and Choice Undermine Education".

 
28/04/2011 - Test o non-test? (Rinaldo Bertolini)

Pur non condividendo la politica scolastica di questo Ministero (di cui credo Israel possa esser considerato "consigliere"), trovo che in questo articolo sono dette cose straordinariamente sensate. Il problema, come sempre, è di trovare una via di mezzo tra l'adorazione dei test (che di solito si realizza senza comprenderli nella loro genesi e nel loro obiettivo) e l'esecrazione dei test medesimi: questa via di mezzo ovviamente non è l'indifferenza, ma l'intenzione di integrarli nella propria didattica, senza snaturare questa nè i test medesimi. E' più che giusto non fare un insegnamento orientato prevalentemente al superamento dei test: chi fa così, oltre a sacrificare il senso stesso dell'educazione (oltre che dell'apprendimento), rende sterili i test stessi, che sono pensati di solito in modo indipendente da un addestramento specifico per superarli (che li vanifica). Nturalmente un addestramento minimale ci vuole, perché, se uno studente non ha mai fatto test, anche se bravo, con difficoltà riuscirà a superare l'impatto di questo tipo di verifica, pregiudicando il proprio risultato.

 
28/04/2011 - “teaching to the test” (Giuseppe Fortini)

Il “teaching to the test” è ampiamente usato dalle scuole guida che dichiaratamente non insegnano a guidare ma a superare l'esame per la patente. Che poi uno sappia guidare o meno è un optional, evedentemente. Poi vengono proposti ulteriori corsi di guida sportiva, in condizioni critiche o altre definizioni più o meno bizzarre.... Ma allora a cosa serve l'esame? Dopo la scuola guida ci siamo anche con la Scuola?

 
28/04/2011 - denigrare: cui prodest? (Daniela Notarbartolo)

Per capire che cosa intende la prof.ssa Garuti con “matematica argomentativa” il prof Israel può leggere il rapporto del prof.G. Bolondi sulla ricorrezione del compito di matematica negli esami di Stato (sito Invalsi), dal quale emerge che gli studenti italiani sono abituati a fare “calcoli”, ma non a ragionare su quali calcoli è utile fare, né a impostare correttamente un problema in termini matematici o ad arrivare in fondo ad una dimostrazione. I riscontri della prof.ssa Garuti sui risultati dei test di precedenti tornate (presentati in convegno a novembre) mostrano la stessa cosa: che chi arriva alla soluzione giusta lo fa perché articola il ragionamento, anche in maniere divergenti, mentre una grande quantità di studenti non si accorge se i dati sono ridondanti o insufficienti e se le procedure che applica sono corrette. Nei test PISA gli italiani non riescono a motivare il perché di una soluzione. È forse un limite della didattica della matematica in Italia, del quale ci si è accorti proprio tramite i test. Non è corretto sottovalutare la portata delle riflessioni che stanno maturando negli ambienti non dei “tecnici” del test, ma di universitari e professori di scuola, che combattono sul campo la buona battaglia per una ripresa di studi “secondo ragione”. Che poi intorno ai test si aggirino gli spettri della valutazione della scuola e degli insegnanti, è come spesso in Italia intempestiva aggiunta di stress in un sistema fragilissimo.