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SCUOLA/ Israel: i test Invalsi creano il panico, ma c’è qualcosa di più grave...

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Si possono evitare i rischi del teaching to test? (Imagoeconomica)  Si possono evitare i rischi del teaching to test? (Imagoeconomica)

A meno che... A meno che il test non sia rigorosamente confinato alla verifica della presenza di capacità minime - di calcolo, grammaticali, sintattiche, ortografiche - che può essere affidata a quiz a risposta chiusa. Ma non appena si pretende di andar oltre, l’“oggettività” svanisce come fumo al vento. Come può verificarsi la capacità argomentativa di un alunno di fronte a un problema matematico? A meno che non sia estremamente banale e meccanico, anche il più semplice problema matematico si presta a una grande molteplicità di soluzioni. Chiunque abbia provato a proporre un problema matematico a un gruppo di bambini delle primarie, sa che, suddividendo la classe in piccoli gruppi, o addirittura per singoli, si ottengono tante procedure diverse e quel che è davvero utile è stimolare i bambini a confrontare le varie soluzioni trovate, ad aprire una discussione sulle diverse vie seguite, il che può consentire all’insegnante di evidenziare e approfondire i diversi aspetti dei concetti in gioco. Tutto ciò esula completamente dalla dinamica della valutazione cosiddetta “oggettiva” mediante test. Difatti, se il test non richiede soltanto di contrassegnare la risposta esatta ma di esporre dettagliatamente il percorso seguito, non esisterà mai (salvo casi privi di interesse) un unico standard dimostrativo con cui confrontarlo. Si aprirà così la via a una molteplicità di valutazioni della via seguita, che possono anche essere fortemente divergenti, secondo il punto di vista dell’esaminatore. Si ritorna così inevitabilmente a un giudizio non dissimile da quello espresso tradizionalmente con i voti.
Ripetiamolo: nessuno esclude l’utilità dei test per valutare l’esistenza di livelli minimi nelle nostre scuole, e si sa bene quanto questa valutazione sia purtroppo necessaria. Ma quel che è sbagliato, al limite irresponsabile, è attribuire ai test una funzione di valutazione complessiva del sistema scolastico e addirittura di valutazione dell’operato degli insegnanti, mediante la stima del “valore aggiunto” negli apprendimenti (che pena questo riduzionismo economicista...). Ma il rischio è ancora più grave e, quando è stato paventato, non ci si rendeva conto che potesse diventare realtà in pochi mesi. Il rischio maggiore è legato all’introduzione di quel che viene chiamato il “teaching to the test”, ovvero la sostituzione dell’insegnamento ordinario con un’attività di addestramento al superamento dei test.
La critica degli effetti devastanti di un simile approccio è stata ampiamente sviluppata all’estero ed è auspicabile che non vi sia bisogno di riproporla. Tuttavia, quel che sta accadendo in questi giorni dimostra a quali esiti devastanti si stia arrivando. Il mercato dei manuali scolastici è di fronte a un’alluvione di libercoli che si presentano come “guide alle prove Invalsi”, “percorsi per affrontarle”, “preparazione alle prove di valutazione”, mediante “esercizi e modelli per lo sviluppo delle competenze”, e l’“analisi delle prove nazionali” precedenti.



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COMMENTI
28/04/2011 - Non se la prenda... (Franco Labella)

Gentile prof. Israel accetti, se vuole, un consiglio: non se la prenda più di tanto per i commenti, alcuni dei quali sono evidentemente fuori misura. Non ho alcun titolo per intervenire da tecnico per cui mi limito ad osservare, a pelle, che le sue osservazioni, che mi paiono di assoluto buon senso, evidentemente non sono gradite proprio perchè documentate, argomentate e basate su posizioni non ideologiche. E se lo scrive uno che con lei ha polemizzato pubblicamente può star tranquillo della mia assoluta "indipendenza" di giudizio.

 
28/04/2011 - La categoria della denigrazione non può essere usa (Giorgio Israel)

Far calcoli senza saper impostare un problema, senza ragionare, significa semplicemente non conoscere la matematica, non far matematica ma indovinelli, filastrocche, quiz, nel migliore dei casi enigmistica. Questo è noto da sempre, senza inventare la categoria di "matematica argomentativa", che è priva di senso da chiunque sia stata enunciata. Quanto ai dati insufficienti o ridondanti e soprattutto alle procedure "corrette", trattasi di un livello di ben altra complessità che, come ho tentato vanamente di spiegare, non è suscettibile di una risposta univoca e non è certamente analizzabile a livello di test. L'esistenza di una didattica della matematica meccanica, ripetitiva nei calcoli (e oltretutto tediosa) è un problema annoso e arcinoto (ben prima dei test) che deriva da molteplici cause, tra cui la pletora di libri pessimi, infarciti di nozioni assurde, di casistiche insensate, di una quantità di definizioni inutili o sbagliate. Non si tratta purtroppo affatto di vecchia didattica, poiché la maggioranza dei testi recenti per le primarie sono orrendi, scritti da persone che non hanno mai capito nulla di matematica e non sanno trasmetterne i concetti e i metodi. La valanga di pessimi eserciziari che sta invadendo le scuole non soltanto non pone rimedio, ma aggrava la situazione e la didattica per test non può che aggravarla ulteriormente. Lettura consigliata: D. Ravitch, "The Death and Life of the Great American School System: How Testing and Choice Undermine Education".

 
28/04/2011 - Test o non-test? (Rinaldo Bertolini)

Pur non condividendo la politica scolastica di questo Ministero (di cui credo Israel possa esser considerato "consigliere"), trovo che in questo articolo sono dette cose straordinariamente sensate. Il problema, come sempre, è di trovare una via di mezzo tra l'adorazione dei test (che di solito si realizza senza comprenderli nella loro genesi e nel loro obiettivo) e l'esecrazione dei test medesimi: questa via di mezzo ovviamente non è l'indifferenza, ma l'intenzione di integrarli nella propria didattica, senza snaturare questa nè i test medesimi. E' più che giusto non fare un insegnamento orientato prevalentemente al superamento dei test: chi fa così, oltre a sacrificare il senso stesso dell'educazione (oltre che dell'apprendimento), rende sterili i test stessi, che sono pensati di solito in modo indipendente da un addestramento specifico per superarli (che li vanifica). Nturalmente un addestramento minimale ci vuole, perché, se uno studente non ha mai fatto test, anche se bravo, con difficoltà riuscirà a superare l'impatto di questo tipo di verifica, pregiudicando il proprio risultato.

 
28/04/2011 - “teaching to the test” (Giuseppe Fortini)

Il “teaching to the test” è ampiamente usato dalle scuole guida che dichiaratamente non insegnano a guidare ma a superare l'esame per la patente. Che poi uno sappia guidare o meno è un optional, evedentemente. Poi vengono proposti ulteriori corsi di guida sportiva, in condizioni critiche o altre definizioni più o meno bizzarre.... Ma allora a cosa serve l'esame? Dopo la scuola guida ci siamo anche con la Scuola?

 
28/04/2011 - denigrare: cui prodest? (Daniela Notarbartolo)

Per capire che cosa intende la prof.ssa Garuti con “matematica argomentativa” il prof Israel può leggere il rapporto del prof.G. Bolondi sulla ricorrezione del compito di matematica negli esami di Stato (sito Invalsi), dal quale emerge che gli studenti italiani sono abituati a fare “calcoli”, ma non a ragionare su quali calcoli è utile fare, né a impostare correttamente un problema in termini matematici o ad arrivare in fondo ad una dimostrazione. I riscontri della prof.ssa Garuti sui risultati dei test di precedenti tornate (presentati in convegno a novembre) mostrano la stessa cosa: che chi arriva alla soluzione giusta lo fa perché articola il ragionamento, anche in maniere divergenti, mentre una grande quantità di studenti non si accorge se i dati sono ridondanti o insufficienti e se le procedure che applica sono corrette. Nei test PISA gli italiani non riescono a motivare il perché di una soluzione. È forse un limite della didattica della matematica in Italia, del quale ci si è accorti proprio tramite i test. Non è corretto sottovalutare la portata delle riflessioni che stanno maturando negli ambienti non dei “tecnici” del test, ma di universitari e professori di scuola, che combattono sul campo la buona battaglia per una ripresa di studi “secondo ragione”. Che poi intorno ai test si aggirino gli spettri della valutazione della scuola e degli insegnanti, è come spesso in Italia intempestiva aggiunta di stress in un sistema fragilissimo.