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SCUOLA/ Di Menna (Uil): precari, la nostra ricetta in 7 mosse

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Precari durante una recente manifestazione (Ansa)  Precari durante una recente manifestazione (Ansa)

È ormai del tutto evidente che occorre trovare una soluzione al problema del precariato nella scuola. Ma la discussione tutta incentrata sulle graduatorie è di per sé fuorviante.
La scuola, il reclutamento del personale non possono trasformarsi in una sorta di “graduatorificio” permanente, che genera ed amplifica ansie, tensioni ormai oltre ogni misura tollerabile in tante persone alle prese con punteggi da aggiornare, ricorsi e controricorsi, code presso gli uffici scolastici provinciali, attese in pieno agosto per una nomina che ogni anno termina ad agosto, per ripresentarsi a settembre, e soprattutto con una grande incertezza. Si tratta di migliaia di insegnanti e personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, che con il loro lavoro consentono il funzionamento della scuola. C’è una sorta di tassa aggiuntiva per i precari che fanno ricorso a master on line, studi legali, spostamenti di residenza.
Il nostro punto di vista è quello di un sindacato, la Uil, impegnato per porre fine a tutto questo, nel pieno rispetto delle aspettative e del riconoscimento del lavoro, del tutto legittimi. Sicuramente non è cosa facile, ma può aiutare il non ripercorrere gli errori commessi da chi ha avuto responsabilità politica nelle decisioni assunte. Proviamo a rispondere a poche semplici domande.
1. Da quanto tempo non vengono banditi concorsi per il reclutamento?
2. Chi ha assicurato, da precario, la copertura dei posti, per mancanza dei bandi, può essere “messo da parte”?
3. Quanto tempo è passato dal blocco delle SISS, senza aver attivato nessun percorso di formazione iniziale legato alla disponibilità dei posti e non foriero di aspettative troppo lunghe?
4. Perché non si sono stabilizzati contemporaneamente organici ed incarichi a tempo indeterminato, o pluriennali?

Tutto è andato nella direzione dell’instabilità. Occorre al contrario ricondurre l’insieme delle scelte ai principi di continuità e stabilità nell’attività didattica e nel lavoro.
Ci sono delle cose che andrebbero fatte subito, nel nome della continuità e della stabilità.



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