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SCUOLA/ La grammatica dei test Invalsi? Ecco come fa lavorare il cervello

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I test Invalsi? basta usare la testa (foto d'archivio)  I test Invalsi? basta usare la testa (foto d'archivio)

Un’ottica non parcellizzante si ripresenta anche là dove viene detto che il sistema della lingua “viene comunemente descritto secondo diversi livelli di osservazione (microlinguistici e macrolinguistici)”, ma che “nella comunicazione essi operano congiuntamente”. Oltre ai livelli morfosintattico, lessicale e fonologico-grafico, vengono individuati i livelli pragmatico-testuale (legato alla comunicazione e ai suoi scopi) e logico-semantico (legato ai vincoli di significato e di coerenza). Ancora negli esempi per la scuola secondaria di II grado troviamo un esercizio non finalizzato all’individuazione di un pronome (ne), bensì alla esplicitazione dei suoi diversi significati. Se siamo abituati alla classica distinzione fra analisi grammaticale, logica e del periodo, con la sua impostazione tutta basata sulle definizioni, questa è una novità che apre vie nuove a livello di metodo didattico.
L’oggetto della parte di grammatica della prova dunque non è esclusivamente il metalinguaggio grammaticale (ricordate la “subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione” del Diario di scuola di Pennac?), a cui spesso di fatto si riduce. Anzi ci sono domande di vari tipi, in cui un termine grammaticale specifico può comparire, nella domanda o nella risposta, ma può anche non esserci. In questi casi “a partire da un contesto dato, si richiedono operazioni di trasformazione, sostituzione, integrazione, ecc.”.
Non può non colpire la convergenza di questo sdoganamento dell’innovazione nel campo dell’insegnamento della grammatica con la chiara formulazione della riforma dei licei: “L’osservazione sistematica delle strutture linguistiche consente allo studente di affrontare testi anche complessi, presenti in situazioni di studio o di lavoro. A questo scopo si serve anche di strumenti forniti da una riflessione metalinguistica basata sul ragionamento circa le funzioni dei diversi livelli (ortografico, interpuntivo, morfosintattico, lessicale-semantico, testuale) nella costruzione ordinata del discorso”. Al punto che si raccomandano “attività che promuovano un uso linguistico efficace e corretto, affiancate da una riflessione sulla lingua orientata ai dinamismi di coesione morfosintattica e coerenza logico-argomentativa del discorso, senza indulgere in minuziose tassonomie e riducendo gli aspetti nomenclatori”.



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