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SCUOLA/ La grammatica dei test Invalsi? Ecco come fa lavorare il cervello

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I test Invalsi? basta usare la testa (foto d'archivio)  I test Invalsi? basta usare la testa (foto d'archivio)

La grammatica resta in linea di massima quella che conosciamo, con i suoi oggetti e i suoi livelli di analisi, ma cambiando lo scopo essa perde molta della sua staticità e astrazione. È largamente condiviso dalla comunità scientifica e da chi si occupa a livello universitario di studi linguistici che la grammatica possa servire a ragionare, a parlare e a scrivere in italiano (è il sottotitolo della Grammatica edita da Bulgarini), e che per raggiungere questi suoi scopi possa e debba attrezzarsi in modo un po’ più “sfidante”, per i prof, che non di rado dichiarano esplicitamente la loro noia nell’insegnare grammatica, e per gli alunni. La grammatica può riservare grandi sorprese, perché portando dalle forme ai significati e viceversa mette in movimento il ragionamento sulla base di dati reali: come dice Chesterton, citato su queste colonne: “Egli (H.G. Wells) credeva, penso, che lo scopo dell’aprire la mente fosse semplicemente di aprire la mente. Mentre io sono incurabilmente convinto che lo scopo dell’aprire la mente, come dell’aprire la bocca, sia di richiuderla su qualcosa di solido”.
Ciò detto, qualunque cosa pensino i colleghi delle prove Invalsi, sarebbe un peccato non valorizzare lo sforzo compiuto nella direzione di un sapere “solido” e “secondo ragione”. Nonostante le frequenti denigrazioni (non giustificate), come per la matematica come “adaptive reasoning”, il bello della grammatica è il ragionamento sui dati, non l’acquisizione di un sapere statico basato su procedure routinarie, come a scuola qualche volta avviene, anche se non ci fa piacere. In questo senso, come è stato ricordato da Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera, l’operazione Invalsi ha motivi di interesse molto più ampi di quelli aspramente criticati da un certo settore della scuola.

P.S. Segnalo che sul sito Ansas Lombardia nella pagina da me curata si trovano le interviste a Prandi e al traduttore di Schwarze (nella pagina di apertura), oltre al materiali del corso sulla grammatica valenziale (nel link corso Sabatini).




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