BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Serve una soluzione politica per rompere l’"accerchiamento" dei precari

Pubblicazione:

Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

I docenti che hanno presentato ricorso al Tar e poi alla Consulta, ottenendo ragione per l’inserimento a pettine, sono ovviamente tra quei 610mila iscritti nelle graduatorie delle altre province in coda. La decisione della Corte costituzionale - che riguarda soltanto i docenti ricorrenti - attende ancora di essere applicata. L’Anief, il sindacato che ha patrocinato i ricorsi, ha inviato in questi giorni lettere di diffida alla dirigenza dell’Amministrazione centrale e periferica, annunciando, in caso di silenzio (molto probabile), la denuncia per omissioni alla Procura della Repubblica presso le sezioni regionali della Corte dei conti.

Le sentenze dei Tribunali - In questi mesi vi sono state varie pronunce dei giudici sull’intero territorio nazionale che hanno riconosciuto applicabile per il personale precario della scuola (sia docenti sia personale Ata) la direttiva comunitaria 1999/70/Ce che riconosce, a certe condizioni, il diritto di parità di retribuzione tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato. Le prime sentenze hanno riconosciuto il diritto allo stipendio estivo (due mesi di stipendio in più) dei docenti con nomina fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) equiparandoli ai supplenti annui che hanno nomina per l’intero anno scolastico, fino al 31 agosto.
Questa prima forma di equiparazione ha avuto un seguito con crescendo rossiniano, passando con altre sentenze alla parità di stipendio tra docenti di ruolo e docenti con contratto a tempo determinato, ai quali ultimi è stato riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera (scatti di anzianità) come avviene per i docenti di ruolo.
L’ultima (per il momento) sentenza di un tribunale è quella di Genova che ha riconosciuto a 15 precari (tra docenti e Ata) con almeno tre anni continuativi di servizio sulla stessa sede, il diritto di percepire una somma una tantum di 30mila euro ciascuno. Sembra che vi siano, tra docenti e Ata, almeno 65mila precari nelle stesse condizioni di quelli di Genova (e la stima potrebbe essere in difetto). Se tutti passassero per la via giudiziaria, il Miur dovrebbe sborsare circa 2 miliardi di euro. Il Miur ritiene che la direttiva CE sia applicabile soltanto al settore privato, ma non a quello pubblico; tuttavia, davanti al giudice è sempre risultato soccombente.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
04/04/2011 - D’accordo sulla tesi, ma è ormai impraticabile. (Giuseppe Crippa)

Questo è soltanto uno, e non il più importante, dei problemi ai quali una legislazione puntuale potrebbe mettere efficacemente rimedio, evitando così “abusivi” interventi della magistratura. Ma per legiferare occorre un governo capace (e questo governo a mio giudizio lo è in alcuni ministeri come quello di cui stiamo parlando) ma soprattutto una maggioranza non risicata e soprattutto seria e coesa, e qui mi trattengo a stento dal sogghignare (anzi ormai non mi trattengo neppure più…)