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SCUOLA/ Bianchi (Emilia-Romagna): la nostra formazione integra sapere e lavoro

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Un disegno ambizioso, che chiede di ridisegnare modelli organizzativi e stili professionali.
Abbiamo anche convenuto che bisognava mettere in valore le esperienze positive realizzate, perché in educazione non esiste il punto a capo. Al contrario, le buone politiche scolastiche si riconoscono perché riescono a coniugare la continuità con un forte tasso di innovazione. Soprattutto perché sanno costruire le soluzioni dal basso, rendendo protagoniste le comunità formative. Sappiamo che dentro le nostre scuole esiste un giacimento sommerso costituito dall’impegno e dalle competenze di tanti professionisti che si fanno carico quotidianamente del mondo che è entrato nelle nostre aule. Tanti, che sanno fare bene il loro mestiere ma sono spesso ignorati e ostacolati da politiche nazionali dell’istruzione che hanno lo sguardo rivolto allo specchietto retrovisore.

A partire da queste convinzioni abbiamo fatto riferimento alle esperienze positive realizzate in Emilia-Romagna per fissare su di esse le radici del nuovo sistema di IeFP. In numerose occasioni i due segmenti dell’Istruzione professionale della Formazione si sono trovati per confrontarsi e hanno avviato un positivo dialogo sul proprio fare scuola e formazione, che ha affinato la loro capacità di intercettare i bisogni educativi e ha rafforzato la consapevolezza che il successo della strategia dell’inclusione dipende, in larga misura, dal grado di competenza professionale, dalla ricchezza delle modalità didattiche praticate, dal un processo di apprendimento non competitivo.

A partire dalla valutazione di tutti questi fattori, abbiamo orientato la nostra strategia verso l’integrazione dei sistemi come base di una proposta formativa e organizzativa che può intrecciare in modo positivo unitarietà, equivalenza formativa, differenziazione. Assumere il modello del sistema integrato significa per noi continuare a contrastare negative logiche educative che producono separatezza culturale e valoriale tra i percorsi degli apprendimenti, tra le istituzioni scolastiche e formative, tra gli stessi allievi che le frequentano. Con un obiettivo in più: si parte dagli ultimi per risalire e per evitare forme diverse di marginalità formativa e sociale.



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