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SCUOLA/ L’equivoco delle competenze fa male a prof e studenti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Continua la riflessione di Dario Nicoli sul tema delle competenze. Il primo articolo è stato pubblicato su ilsussidiario.net il 29 marzo.

Questa impostazione è resa possibile dalla consapevolezza circa le tre dimensioni fondamentali del sapere:
- il sapere possiede una dimensione logico-cognitiva che presuppone un linguaggio, un campo di riferimento ed inoltre un’epistemologia che consente di delineare gli impianti concettuali e gli schemi cognitivo-operativi delle discipline.
- Inoltre il sapere presenta una dimensione affettiva e relazionale che rimane nascosta quando si riduce l’intelligenza a pura funzione di calcolo, memoria e ripetizione. Ogni ambito disciplinare possiede la capacità di “seduzione” nel senso che esprime un fascino proprio tale da attrarre la persona e suscitare emozioni. In tal modo avviene una mobilitazione dell'intelligenza emotiva, si sollecita lo studente a mettersi in gioco, a prendersi cura dell'oggetto del suo studio apprezzando il carattere personale e sociale del sapere sia come procedura sia come aspirazione e bisogno.
- Infine il sapere evidenzia una dimensione concreta: ogni conoscenza è implicata nella realtà che ne costituisce l’ambiente entro cui prende vita dando nome alle cose ed ai processi, rendendo comprensibile ciò che accade, contribuendo a formulare ipotesi di soluzione e motivando l’utilizzo degli strumenti idonei, fornendo criteri appropriati per valutare il percorso che si sta seguendo e suggerire miglioramenti. Il carattere pratico del sapere è presente anche nella sua epistemologia: infatti, si dice che un sapere è astratto nel senso che è stato “tratto” dalla realtà che rappresenta il luogo nel quale esso è necessariamente incorporato.

Il potere della cultura e la “persona competente” - È proprio in forza di queste tre caratteristiche del sapere - logico-cognitiva, affettiva e relazionale, concreta - che si possono pensare esperienze di apprendimento non più inerti bensì vitali, in grado di sollecitare maggiormente la persona dello studente che in tal modo ha l’occasione di sperimentare personalmente la cultura.
Il giovane che si avvicina al sapere è posto in tal modo entro un’affezione che sollecita la sua sensibilità e suscita un legame ed un desiderio di apprendere; nel contempo, egli è portato a cogliere il valore di ciò che impara poiché tramite esso si apre sempre più alla realtà, scopre la possibilità di conoscerla effettivamente e quindi si rende consapevole delle proprie capacità e dei propri talenti.
Occorre precisare che la competenza non è un oggetto né un fattore che possa essere trasferito dall’insegnante al discente. Essa indica in senso proprio la qualità di una persona, che viene riconosciuta quando questa si mostra capace, con prove tangibili e significative, di mobilitare le proprie risorse - abilità e conoscenze - al fine di fronteggiare in modo adeguato i compiti ed i problemi che gli sono affidati.



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COMMENTI
06/04/2011 - "se faccio capisco" (enrico maranzana)

“Occorre precisare che la competenza non è un oggetto né un fattore che possa essere trasferito dall’insegnante al discente. Essa indica in senso proprio la qualità di una persona, che viene riconosciuta quando questa si mostra capace, con prove tangibili e significative, di mobilitare le proprie risorse - abilità e conoscenze - al fine di fronteggiare in modo adeguato i compiti ed i problemi che gli sono affidati”. Asserzione condivisibile che val la pena di approfondire: *Le capacità sono il fondamento della progettazione formativa, educative e dell’istruzione (Bandura, Vygotsky); *Tutti gli insegnamenti, coordinati, devono mirare allo sviluppo delle capacità degli studenti; *Le abilità focalizzano lo stato attuale dei processi d’apprendimento; *l’ideazione (capacità) e il monitoraggio (abilità) dei processi di apprendimento sono due attività distinte, consequenziali. Da tener presente, inoltre, che le competenze sono la sostanza dei processi d’apprendimento la cui velocità evolutiva è inversamente proporzionale allo spazio riservate alla voce dei docenti.