BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’equivoco delle competenze fa male a prof e studenti

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La competenza non è assimilabile né ad un insieme di saperi, e neppure ad un adattamento sociale, ma indica una caratteristica di natura etico-morale della persona, una disposizione positiva di fronte al reale. È competente la persona autonoma e responsabile che ha coscienza dei propri talenti e della propria vocazione, possiede un senso positivo dell’esistenza, entra in un rapporto amichevole con la realtà in tutte le sue dimensioni, di cui coglie i principali fattori in gioco, è inserita in forma reciproca nel tessuto della vita sociale in cui agisce in modo significativo ed efficace.
Le abilità e le conoscenze costituiscono la trama e nel contempo gli ingredienti di un’azione formativa per compiti e problemi che è tale se è in grado di sollecitare lo studente alla scoperta del valore del sapere in quanto fonte di affezione, utile, dotato di senso.
Paola Mastrocola, nel suo recente volume Togliamo il disturbo, nella sua battaglia antipedagogica trova conveniente l’espediente teso a confondere la competenza con l’abilità, riducendo quest’ultima ad “esigenza delle imprese”. In realtà, un approccio per competenze consente di fissare in modo univoco ed impegnativo per tutti - insegnanti, studenti e famiglie - le mete necessarie ad una seria preparazione dell’allievo: ad esempio indicando nelle evidenze (o prestazioni attese) la corretta padronanza della lingua italiana anche sotto il profilo lessicale, ortografico e grammaticale; inoltre prevedendo che lo studente sappia presentare pubblicamente le opere letterarie di autori ritenuti indispensabili, manifestando in ciò non solo preparazione, ma anche passione e capacità di convincimento presso i propri compagni. L’approccio per competenze punta in realtà a “mirare in alto” ed a contrastare la tendenza alla banalizzazione del sapere ed alla scomparsa di una reale padronanza per la parola, ma lo fa evitando posizioni restauratrici che non sono credibili perché non fanno i conti con la realtà culturale e sociale del nostro tempo, che non va demonizzata, ma compresa, prendendo da essa ciò che è buono. Mentre il rinchiudersi nel vecchio liceo per pochi risulta un’operazione alla lunga poco convincente proprio su quel piano culturale che si dichiara invece di voler difendere dall’ennesima “nuova barbarie”.

In questa prospettiva la scuola può, come afferma Jerome Bruner, coltivare le energie naturali che stimolano l’apprendimento spontaneo o “volontà di apprendere”, quelle che non dipendono da una ricompensa esterna, ma derivano da una sorgente intrinseca alla persona, essendo inerente al felice compimento dell’attività:



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/04/2011 - "se faccio capisco" (enrico maranzana)

“Occorre precisare che la competenza non è un oggetto né un fattore che possa essere trasferito dall’insegnante al discente. Essa indica in senso proprio la qualità di una persona, che viene riconosciuta quando questa si mostra capace, con prove tangibili e significative, di mobilitare le proprie risorse - abilità e conoscenze - al fine di fronteggiare in modo adeguato i compiti ed i problemi che gli sono affidati”. Asserzione condivisibile che val la pena di approfondire: *Le capacità sono il fondamento della progettazione formativa, educative e dell’istruzione (Bandura, Vygotsky); *Tutti gli insegnamenti, coordinati, devono mirare allo sviluppo delle capacità degli studenti; *Le abilità focalizzano lo stato attuale dei processi d’apprendimento; *l’ideazione (capacità) e il monitoraggio (abilità) dei processi di apprendimento sono due attività distinte, consequenziali. Da tener presente, inoltre, che le competenze sono la sostanza dei processi d’apprendimento la cui velocità evolutiva è inversamente proporzionale allo spazio riservate alla voce dei docenti.