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SCUOLA/ Pochi soldi, finta autonomia: e le "competenze" restano a piedi

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È vero, esistono i dipartimenti come luoghi in cui prendere decisioni comuni e far convergere le programmazioni, ma il lavoro del docente ha delle caratteristiche di artigianalità che mal si conciliano con il lavoro in team anche perché l’organizzazione del lavoro e dell’orario non lo agevolano. Non si pronunci, a questo punto, la parola magica autonomia didattica e organizzativa; la si potrebbe pronunciare se la scuola fosse realmente autonoma nella gestione dell’organico, ma così non è e di organico funzionale non se ne parla neanche più.
Ancora: come è possibile lavorare sulle competenze se l’aspetto ordinamentale della valutazione non muta e dunque ogni singolo docente e ogni DS viene stretto nella morsa degli scritti canonici e degli orali canonici? Almeno su questo punto si preannuncia qualche novità.
Sul piano organizzativo, per stimolare i processi di innovazione le scuole hanno fatto le loro scelte. Per quanto mi riguarda ho preso alcune decisioni relativamente alla struttura delle cattedre:
- cattedre orizzontali (solo classi prime) per fisica, chimica, scienze, disegno in modo di agevolare la stesura in termini innovativi delle programmazioni e per ridurre il numero degli interlocutori coinvolti nei processi di interscambio e di verifica del nuovo;
- cattedre verticali (cioè dalla prima alla quinta) per alcune materie di area comune quali italiano, inglese e matematica per stimolare il raccordo biennio-triennio e per evitare la divisione del corpo docente in esperti della socializzazione ed esperti della cultura. La cosa non è semplice da realizzare a causa del vincolo rigido delle cattedre a 18 ore che costringe a smentire parzialmente il progetto per far tornare i conti;
- stimolo ed indicazione ai docenti di lettere, matematica, scienze delle seconde di impostare l’attività dell’intero anno tenendo conto sia della prova Invalsi finale sia del problema della certificazione delle competenze in uscita per i sedicenni;
- affidamento della nuova materia informatica a docenti di triennio della specializzazione di informatica in modo di proiettare i docenti delle aree di indirizzo nelle problematiche del biennio. La cosa si ripeterà l’anno prossimo, in seconda, con la nuova materia di scienze e tecnologie applicate per la quale si cercherà di far convivere un’esigenza di unitarietà (lo specifico del perito industriale che sa di tecnologia, che integra le scienze, che pensa all’organizzazione industriale e alla sicurezza) e un’esigenza di specializzazione (con l’affidamento della docenza ai docenti delle rispettive aree di indirizzo).



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