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SCUOLA/ Pochi soldi, finta autonomia: e le "competenze" restano a piedi

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Cosa c’entrano le gambe della passione in tutto questo? C’entrano, c’entrano. Per innovare bisogna crederci e il ministero dimostrerà di crederci se investe in formazione, se si dimostra interessato ai risultati di rilancio dell’istruzione tecnica e lega questi risultati ad una maggiore fiducia verso le istituzioni scolastiche. Nel biennio servirebbero soldi per azioni di sostegno sul fronte psico-attitudinale, soldi per azioni rivolte agli stranieri che comprendono l’italiano, ma hanno difficoltà nella comprensione dei testi, soldi per azioni di sostegno allo studio (non necessariamente i corsi di recupero o gli sportelli, ma una attività di tutoraggio continuativo).
Non è solo una questione di soldi, ma di soldi e riforme che diano gambe all’autonomia. Esemplifico con il tema del riorientamento. Allo stato attuale le prime di 28/30 alunni vedono un tasso di bocciature/ ritiri tra i 6 e i 10 alunni per classe. È un tasso scandalosamente alto che corrisponde però alla presenza tra i neo iscritti di alunni che hanno clamorosamente sbagliato indirizzo di studi, e che 30 giorni dopo l’inizio della scuola si rivelano indisponibili a frequentare decentemente, creano problemi all’interno del gruppo classe sia sul piano comportamentale sia su quello dei modelli adolescenziali negativi. Questi alunni andrebbero riorientati ed indirizzati a percorsi di tipo pratico operativo a durata triennale.
Sarebbe utile, nella seconda metà di ottobre, procedere ad una riorganizzazione dei gruppi classe e alla istituzione di corsi sul modello dei CFP; ma questi corsi o li hai già (con i 27 alunni canonici e dunque non c’è spazio per nuovi inserimenti) o non li puoi istituire dopo.
Accade così che la scuola li chieda - ma le famiglie non li scelgano perché, come è noto, il modello triennale è considerato un ghetto -, i corsi non si attivino e la scuola non li possa istituire in corso d’opera ad organico invariato. Risultato: le classi prime hanno tassi di selezione alti, funzionano male perché i docenti passano metà del loro tempo a fare gli assistenti sociali con le inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento, quasi un terzo della classe perde un anno di scuola e alcuni di questi alunni escono definitivamente dal circuito della istruzione dopo un paio d’anni di insuccessi.



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