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SCUOLA/ 1. Le prove Invalsi? Non è un test di 4 ore a rovinare il lavoro di ogni giorno

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quattro ore a fronte di 18 mesi di lavoro svolto da docenti ed esperti per mettere a punto i fascicoli, del tempo che i ricercatori dell'Invalsi impiegheranno per scrivere un rapporto dettagliato sui risultati di un campione rappresentativo di scuole controllato da osservatori esterni. I dati restituiti invece alle singole scuole che non hanno avuto la supervisione esterna, nel caso in cui non sia stata fatta bene la somministrazione, saranno carta straccia, a danno esclusivo di chi male le ha svolte.
La buona notizia di ieri è che solo in 3 scuole delle 2.300 individuate per il campione della seconda superiore, ci sono state difficoltà. Lo scorso anno tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado avevano partecipato di buon grado alla rilevazione, senza caricarla di significati che non ha e che non potrà mai avere. È fin troppo evidente che misurare i risultati dei nostri studenti  solo con test esterni standardizzati sarebbe un crimine, perché significherebbe depauperare una tradizione culturale, educativa e didattica che non ha niente a che fare con l’addestramento: non bisogna confondere il significato di questa operazione con i suoi sottoprodotti.
Ma tra questo estremo e la rinuncia a qualunque forma di comparazione esterna dei livelli di apprendimento degli studenti c’è la strada del sano realismo. Prima delle rilevazioni Invalsi un quadro contraddittorio della scuola italiana veniva offerto da una parte dagli esiti delle grandi indagini internazionali, che denunciavano l’esistenza di un profondo divario tra nord e sud e di una iniqua varianza di risultati tra scuole; e dall’altra dai risultati di un esame di Stato alla fine del secondo ciclo in cui il Paese compariva come un grande insieme indistinto, senza alcuna significativa differenza tra scuole. In realtà, chi sa che cosa c’è “dietro” un 80, un 90, un 100 come esito finale?
Se la tradizione dell’esame di maturità, con la presenza del colloquio orale alla presenza di una commissione esterna, è a mio parere insostituibile; se non può esservi dubbio sull’esistenza di Indicazioni nazionali che mettono in evidenza il valore in sé della conoscenza come risposta ad una domanda di senso, tuttavia poter disporre di dati esterni comparabili sugli apprendimenti è di cruciale importanza. A meno di accettare la situazione attuale, in cui le università preferiscono proporre loro stesse prove selettive in ingresso, non potendo dare alcun valore al punteggio conseguito nell’esame di Stato. Pensiamoci.



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COMMENTI
11/05/2011 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie per questo intervento così appassionato e così puntuale, grazie per aver ristabilito il valore delle Prove Invalsi, quello di fornire dei dati per un lavoro urgente di valutazione di quello che si fa quotidianamente a scuola. Sarebbe utile che nelle scuole al posto della dialettica spesso ideologica di questi giorni o degli spauracchi che sono stati presentati si sostituisca un confronto reale su che cosa significhi valutare e come valutare al meglio. Questo si dovrebbe fare, anche per uscire dalla domanda ormai superata "invalsi sì? invalsi no?". Non è questo il problema, ma di fare un passo in avanti, l'Invalsi ha messo a punto un sistema che fornisce dei dati di valutazione, ora bisogna capire come valorizzare la ricchezza e la complessità dell'esperienza che si fa a scuola ogni giorno. Urge fare questo salto, per non ridurre la valutazione ai test Invalsi e per implicare ciò che vive ogni giorno in classe dentro l'avventura della conoscenza.

 
11/05/2011 - Si può sbagliare medicina... (Paolo Fasce)

Il sistema scolastico italiano è davvero ingessato e gran parte dell'opposizione all'INVALSI nasce da una scarsa conoscenza dell'istituto, dei suoi fini, delle metodologie. A volte ci sono scarse conoscenze di ambito statistico e spesso le argomentazioni "contro" sono ingenue, segno che il dibattito non è davvero entrato nelle scuole. Nel dibattito "INVALSI sì, INVALSI no", segnalo due pagine con contributi utili a capire. Quelli pro INVALSI sono stati scritti da me e dal dott. Roberto Ricci. http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/03/28/vivalascuola-76/ http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/04/11/vivalascuola-78/

 
11/05/2011 - 4 ore contro 1000 (Claudio Cereda)

Sarei ancora più radicale; poichè queste 4 ore sono parte di un ordinario e indispensabile lavoro didattico (verifica e confronto con il quadro nazionale) le aumenterei. Intanto abbiamo incominciato e questo è un bene. Hanno protestato i COBAS (penoso Bernocchi) e i teorici della "cultura del birignao" annidati in qualche liceo classico molto in. Non ti curar di lor ... e avanti tutta.

 
11/05/2011 - Osservare "il tutto" non le parti (enrico maranzana)

“Se la tradizione dell’esame di maturità, con la presenza del colloquio orale alla presenza di una commissione esterna, è a mio parere insostituibile .. tuttavia poter disporre di dati esterni comparabili sugli apprendimenti è di cruciale importanza”. L’accertamento della maturità si sviluppa sui programmi presentati dalle singole scuole, di conseguenza manca l’aspetto unificante; le prove Invalsi sono decise centralmente, senza aver preventivamente enunciato le competenze generali oggetto del controllo: anche in questo caso la comparabilità è a incerta. La questione è da affrontare a livello di sistema: si veda in rete “Scuola: un criterio per giudicare l’azione del governo”.