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SCUOLA/ 2. Se i test Invalsi danno "lezione" di matematica...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ieri le prove Invalsi sono approdate nella scuola secondaria di secondo grado. Per la prima volta gli alunni delle seconde classi hanno affrontato nell’ordine la prova di matematica, quella di italiano e il questionario studente.
La novità, si sa, genera spesso apprensione e quindi le prove erano particolarmente temute. Soprattutto quella di matematica. È difficile prevedere quale sarà l’esito della prova per gli studenti, ma sicuramente si può dire che in molti casi sarà risultata ancora distante dalla prassi didattica più diffusa.
Non sono mancati polinomi, proprietà algebriche elementari e simmetrie che i nostri studenti incontrano frequentemente nel lavoro scolastico, ma in molti casi la formulazione dei quesiti non è stata “scolastica”, avendo utilizzato contesti e problemi reali come quello di stimare le caratteristiche e la convenienza di beni di consumo. Invece degli stereotipati esempi di tanti libri di testo, ai ragazzi è stato chiesto di interpretare grafici che potrebbero benissimo trovare in un quotidiano o in una rivista scientifica divulgativa. Per gli insegnanti è anche un suggerimento: quanta matematica si incontra nella lettura intelligente e guidata della carta stampata?
Ma non solo la realtà è entrata prepotentemente negli item: la matematica è stata presentata in qualche modo come una realtà da scoprire, come nel caso di alcune proprietà dei numeri.
La matematica scolastica molto spesso cerca e trova dimostrazioni e soluzioni esaustive, più rara è la richiesta di un controesempio o la proposta di un problema che può essere risolto mediante tentativi ed errori, anche se tante sollecitazioni arrivano alla scuola in questo senso.
Insomma, le prove hanno sicuramente chiesto agli studenti di mettersi in gioco utilizzando tutte le loro conoscenze e abilità, anche pregresse o apprese in modo informale. Hanno lasciato intravedere un modo di fare matematica più pertinente la realtà delle cose e intrigante per il pensiero.



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COMMENTI
11/05/2011 - Valutare gli insegnanti (Khan Kubla)

Le prove INVALSI possono e devono essere utilizzate dal ministero e dai decisori politici per formulare gli interventi necessari per migliorare il sistema. E fin qui nessuna obiezione. Ma di qui come si può anche solamente ipotizzare di utilizzare tali prove per valutare le scuole o, ancora peggio, i singoli insegnanti se proprio come dice l'articolista, esse valutano conoscenze "pregresse o apprese in modo informale"?

 
11/05/2011 - condivido condivido condivido (Claudio Cereda)

Ho dato una rapida scorsa ieri mattina e ho visto quello che mi attendevo: degli item molto diversi dalla "matematica quotidiana". E' un bene. Si determinerà un progressivo adattamento del fare scuola. E' ben noto che in matematica le modifiche di costume sono state molto più indotte dai cambiamenti negli esami che dai cambiamenti di programma. La prova di maturità scientifica, con tutti i suoi limiti, ne è un esempio. Quando ho iniziato ad insegnare, negli anni 70, dominava ancora il "problema con discusssione" (metodo di Tartenville) e chi osava affermare che si poteva fare tutto con l'analitica veniva guardato male. Oggi è finito tutto. Quanti anni sono che la statistica e il calcolo delle probabilità fanno parte delle cose da fare e nessuno le fa? Da quanti anni si insiste per lavorare un po' sulla geometria dello spazio e nessuno lo fa? Molto bello il quesito sulla metà di (1/2)^50. Costringeva a pensare. Viva l'Invalsi.