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SCUOLA/ 2. Se i test Invalsi danno "lezione" di matematica...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Certamente sarà accaduto di imbattersi in oggetti e problemi poco conosciuti o solo sentiti nominare, cosa che non dovrebbe accadere. Nella formulazione dei quesiti Invalsi si è attenuto al Quadro di riferimento e alle conoscenze, abilità e competenze riportate nell’Asse matematico del Documento Fioroni, scelta obbligata e annunciata, che può aver penalizzato gli studenti in quanto l’attuazione nelle scuole del suddetto Documento è stata molto ridotta. Le cose dovrebbero andare meglio l’anno prossimo, quando la somministrazione sarà affrontata da studenti che staranno concludendo il primo biennio “riformato” secondo le nuove Indicazioni nazionali.
Sicuramente le prove del Servizio Nazionale di Valutazione diventeranno uno stimolo sempre più ineludibile a fare i conti con le Indicazioni, che danno maggiore peso a temi generalmente marginali come la statistica e la probabilità, i numeri o la geometria dello spazio, e stimoleranno gli insegnanti a cercare una strada per poter affrontare uno spettro di contenuti più ampio, acquisendo in profondità “concetti e metodi fondamentali”ed “evitando tecnicismi ripetitivi e statistiche sterili”, d’altra parte assenti.
Certo, si dirà che la tentazione sarà quella di piegare l’insegnamento ai test (teaching to test), ed è un rischio reale, ma del resto oggi l’insegnamento non è molte volte appiattito sui libri di testo? Non lo scrupolo di un equilibrio ci potrà evitare di allinearci a questo o quel dettame, ma un’autentica esperienza matematica che muova tutta la persona (altro che “devo finire il programma!”) come, ad esempio, la descrive Paul Lockhart nel suo Contro l’ora di matematica (Rizzoli): “Il vostro insegnamento dovrebbe scaturire in maniera naturale dalla vostra esperienza dentro la giungla [della matematica, nda], non dalla fasulla versione per turisti che seguono percorsi prestabiliti dentro un’auto con i finestrini chiusi. (...) Insegnate qualcosa che abbia un vero significato per voi, su cui abbiate qualcosa da dire”.
È una sfida epocale che sarebbe irrealistico affrontare da soli. Il lavoro comune nelle scuole, nelle Associazioni professionali, nei gruppi di docenti che spontaneamente si aggregano intorno ad un maestro, si rivelerà sostegno insostituibile per affrontarla.



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COMMENTI
11/05/2011 - Valutare gli insegnanti (Khan Kubla)

Le prove INVALSI possono e devono essere utilizzate dal ministero e dai decisori politici per formulare gli interventi necessari per migliorare il sistema. E fin qui nessuna obiezione. Ma di qui come si può anche solamente ipotizzare di utilizzare tali prove per valutare le scuole o, ancora peggio, i singoli insegnanti se proprio come dice l'articolista, esse valutano conoscenze "pregresse o apprese in modo informale"?

 
11/05/2011 - condivido condivido condivido (Claudio Cereda)

Ho dato una rapida scorsa ieri mattina e ho visto quello che mi attendevo: degli item molto diversi dalla "matematica quotidiana". E' un bene. Si determinerà un progressivo adattamento del fare scuola. E' ben noto che in matematica le modifiche di costume sono state molto più indotte dai cambiamenti negli esami che dai cambiamenti di programma. La prova di maturità scientifica, con tutti i suoi limiti, ne è un esempio. Quando ho iniziato ad insegnare, negli anni 70, dominava ancora il "problema con discusssione" (metodo di Tartenville) e chi osava affermare che si poteva fare tutto con l'analitica veniva guardato male. Oggi è finito tutto. Quanti anni sono che la statistica e il calcolo delle probabilità fanno parte delle cose da fare e nessuno le fa? Da quanti anni si insiste per lavorare un po' sulla geometria dello spazio e nessuno lo fa? Molto bello il quesito sulla metà di (1/2)^50. Costringeva a pensare. Viva l'Invalsi.