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SCUOLA/ 3. Il preside: le prove Invalsi riaprono il nodo delle competenze

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Sulle prove. Piuttosto difficili sono sembrate quelle di matematica. Sia perché c’è grande differenza nei programmi svolti nelle diverse tipologie di scuole: gli stessi licei non sono tutti uguali, i percorsi non sono omogenei, i contesti contano ancora molto. Sia perché molte domande esigevano risposte non meccaniche, ma chiedevano riflessione e capacità di risolvere problemi, cosa che i nostri studenti non sempre sono educati a fare. È il nodo delle competenze...

Le prove di italiano, invece, sono apparse più in linea con i percorsi scolastici. In fondo il lavoro di analisi delle diverse tipologie di testo è consolidato nelle nostre scuole. Sulla grammatica e sintassi aspettiamoci delle sorprese. Con molta probabilità poco lusinghiere (sorprese che saranno tali, però, per chi conosce poco il livello di conoscenza della “lingua madre” dei quindicenni italiani). Le domande sul contesto, piuttosto soft, non troppo invadenti.

Ci sarà molto da riflettere: alcuni temi di cui da anni si discute, quali la continuità nei percorsi tra i vari ordini di scuola, la necessità di individuare livelli minimi di apprendimento e i nuclei essenziali delle discipline, di elevare i livelli di conoscenze e di combattere la dispersione scolastica specie di certe aree della nazione, la capacità delle scuole di creare quel valore aggiunto che garantisca il raggiungimento di un vero “successo” formativo per tutti, potranno trovare nei risultati delle prove Invalsi uno strumento di confronto, fondato su dati reali ed attendibili e non su analisi generiche. E questo percorso di riflessione sarà tanto più efficace se il sistema di valutazione sarà articolato nel tempo.

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