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SCUOLA/ Ora "usiamo" Invalsi e Pisa per certificare le competenze

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Numerosi ordini di scuola si apprestano quest’anno alla certificazione. Si tratta della scuola media, in sede di esame finale, dei corsi di Istruzione e Formazione Professionale nelle diverse regioni e per la prima volta di tutta l’istruzione superiore al termine del primo biennio.
Una guida preziosa è stata offerta in proposito dalle considerazioni di Dario Nicoli, in particolare nel merito di come e perché si possa predisporre una sensata certificazione, che tenga conto in modo adeguato delle parallele esigenze di valutazione.
Veniamo infatti da periodi nei quali si è posto molto l’accento sul percorso e poco sull’arrivo. Per gli insegnanti sulla programmazione didattica, per gli allievi sui progressi anche comportamentali fatti, pure attraverso una forte e giusta attenzione dedicata, almeno a parole, al portfolio formativo.
Certificazione degli apprendimenti e valutazione - standardizzata esterna - sono due facce della stessa medaglia, coniata dalla forte e crescente esigenza dei sistemi sociali ed economici di dotarsi di certezze sui livelli effettivamente raggiunti dagli allievi, al di là delle certificazioni formali delle pagelle e degli esami, in Italia in particolare sempre meno credibili. Questo darsi le spalle a volte è peraltro divenuto diffidenza ed incomprensione reciproca. I supporter della valutazione - figlia di Iea ed Ocse e di una cultura essenzialmente anglosassone - hanno infatti visto talvolta la certificazione come una fumisteria macchinosa, ed i fautori della certificazione - nata e cresciuta in sede europea - viceversa talvolta considerano la valutazione come un letto di Procuste che mortifica le individualità e spegne la creatività. Cognitivismo contro costruttivismo sociale, per gli addetti ai lavori.
In Italia, in particolare, in questa primavera una coincidenza temporale mette sotto la lente di ingrandimento questa convergenza parallela: alla fine del secondo anno prove Invalsi alla loro prima uscita nella superiore e obbligo di certificazione del biennio dell’obbligo vengono a scadenza tutti insieme.
In realtà vi sono buone ragioni per argomentare una complementarietà fra le due facce della medaglia che potrebbe chiamarsi “Attendibilità dei titoli”.
Le valutazioni standardizzate esterne coprono essenzialmente il core curriculum strumentale della lingua madre e della matematica e probabilmente si estenderanno nei paesi europei alla seconda lingua. Rimane aperto, per modalità più libere ed articolate di valutazione tutto il vasto campo delle altre attività formative, che però certo non possono prescindere da quei fondamentali, a rischio di costruire castelli di sabbia sulla riva del mare.



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