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Educazione

SCUOLA/ Il preside: quei piccoli test (Invalsi) pongono a noi adulti domande radicali

RAFFAELA PAGGI, preside di scuola media, commenta i test Invalsi. “Non uno dei miei docenti si è posto il problema di preparare i ragazzi in vista delle prove”

I test Invalsi riempiono le cronache dei giornali (foto d'archivio)I test Invalsi riempiono le cronache dei giornali (foto d'archivio)

Le prove Invalsi di matematica e di italiano affrontate ieri, giovedì 12 maggio dagli studenti di prima media, finalizzate a rilevare gli apprendimenti essenziali relativi alla competenza di lettura, alla competenza matematica e alle conoscenze grammaticali, per alcuni docenti sono state l’ennesima occasione di lamento sulle cattive sorti della scuola italiana (soprattutto della scuola media, sulla quale ormai tutto il possibile negativo è stato detto), per altri invece si sono rivelate uno stimolo a interrogarsi e a giudicare con libertà il proprio lavoro.
Al di là di quanto si è giustamente detto a proposito della parzialità di tali prove nel valutare la situazione della scuola italiana, giacché molti e assai diversificati sono i fattori in gioco quando si voglia meticolosamente verificare e valutare lo sviluppo di competenze, conoscenze e abilità, le prove di prima media mettono in luce un aspetto culturale e pedagogico importante: la scuola dell’obbligo è tenuta a favorire innanzitutto lo sviluppo di alcune competenze, basilari e introduttive ad altre, affinché lo studente possa aprirsi alla conoscenza della realtà.
Innanzitutto la capacità di lettura, o meglio di interpretazione dei testi, la quale, data la loro natura segnica, implica non solo la conoscenza della lingua in cui sono prodotti, ma anche la capacità di operare inferenze, di trarre e collegare informazioni, di riconoscere i nessi tra i singoli dati testuali e il senso globale del testo, di cogliere l’intenzione comunicativa, di giudicare la validità delle affermazioni.
In secondo luogo il pensiero matematico: la scuola non ha appena il compito di insegnare una matematica utile, di sopravvivenza, bensì di introdurre alla matematica in quanto strumento di pensiero e disciplina con un proprio specifico statuto epistemologico. Così scriveva nel 1933 Pavel Florenskij a sua figlia, preoccupato della sua formazione, di cui non poteva occuparsi direttamente essendo imprigionato in un lager sovietico: “In generale cerca di far sì che le lingue, quella russa come quelle straniere, siano per te un suono vivo e non solo segni sulla carta. Ricorda pertanto di leggere ad alta voce anche gli scritti russi, se non interi, almeno in parte, cogliendo la perfezione del suono e il ritmo della costruzione, sia dal punto di vista sonoro, sia da quello contenutistico ed espressivo. Leggi immancabilmente a voce alta belle poesie, soprattutto quelle di Puškin e di Tjutcev; anche gli altri ascoltino, per imparare e riposarsi. Per la matematica, cerca non solo di ricordare semplicemente cosa e come fare, ma anche di capirlo e di apprenderlo come si apprende un pezzo musicale”.


COMMENTI
13/05/2011 - prove invalsi e misurazione (Maria Antonia Savio)

Concordo con la collega, rispetto alle domande radicali provocate dal test INVALSI per la Scuola media. Credo sia il momento di aprire un dibattito serio su questo segmento di scuola sia all'interno dei Collegi Docenti che nel Paese. Occorre trovare una rotta per rifondarne le scelte pedagogiche, per richiamarvi la formazione dei Docenti e dei Dirigenti. La ricchezza degli Istituti comprensivi va recuperata nei termini di riflessione pedagogica. La nuova generazione degli alunni reclama un nuovo stile di insegnamento che coniughi la tradizionale proposta delle lezioni frontali con l'utilizzo delle nuove tecnologie, l'esigenza di manualità e di espressività con il protagonismo, la proposta di una didattica "attiva" (laboratoriale) con i nuovi saperi, la condizione sociologica fondamentale "il gruppo dei pari" come base per un apprendimento efficace.. questo presuppone la possibilità di "fare formazione", anzi aprire cantieri di formazione per i Docenti già in servizio e non. Si tratta solo di reperire fondi e di determinare i tempi.. Un bel programma che da Dirigente scolastico mi piacerebbe attuare... possibilmente prima di presentare la domanda di pensionamento...