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EDUCAZIONE/ Il segreto del vero maestro? Una stima senza fine

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È il riecheggiare della grande verità della persona: “L’angoscia di tutte le angosce è la paura di non essere amati, di perdere l’amore; la disperazione è perciò la convinzione di avere perduto per sempre ogni amore, l’orrore della totale solitudine. Viceversa la speranza nel senso proprio della parola è la certezza che riceverò il grande amore, che è indistruttibile, e che già fin d’ora sono amato di questo amore” (3).

Si tratta quindi di partire da una proposta il cui nucleo essenziale sia l’affermazione del valore della persona senza alcuna misura: “La prima condizione - diceva Emilia - sempre e comunque perché sia in atto un processo educativo è che davanti a una persona che deve fare un passo ci vuole un adulto che dica:Vieni dietro a me” (4). Possibilità offerta a partire da uno sguardo di affermazione dell’altro come valore inestinguibile. Quella espressione di Emilia: Vieni dietro a me in questi dieci anni di In-presa è diventata aiuto allo studio e preparazione all’esame di terza media attraverso percorsi personalizzati; percorsi triennali di qualifica professionale e sperimentali in alternanza scuola/lavoro per aiuto-cuochi e manutentori elettrici; percorsi di accompagnamento al lavoro.
Si è fatta, cioè, proposta didattica, compagnia nello studio e nei vari percorsi di apprendimento; sempre pronta a scommettere sull’inestirpabile desiderio di ogni giovane di tuffarsi nel mare della scoperta della realtà e del suo significato, nell’avventura della conoscenza.

Avventura che è sempre anche “ri-nascita” dell’io: “Cara Emilia, sono un ragazzo di 15 anni […] sono qui ad In-presa perché mi hanno bocciato due volte in seconda media. Con la prof. Elena abbiamo letto il libro dedicato a te... leggendo il libro ho capito che hai aiutato molte persone bisognose; mi ha colpito la storia di un ragazzo di terza media che era tremendo e tu hai creduto in lui ospitandolo in casa tua. Ti dobbiamo ringraziare perché hai dato un’opportunità a tutti i ragazzi!” (5). 
La didattica prende forma da questo scommettere sull’altro. Il risultato positivo dell’insegnamento non è l’adeguata applicazione di uno strumento conoscitivo estraneo al soggetto, bensì che i ragazzi possano scoprirsi desiderosi di comprendere di più il proprio contesto: l’esito è un legame nuovo.
Il nodo decisivo non è partire ideologicamente dagli interessi dei ragazzi. Il nodo è partire da ciò con cui loro sono già - anche se inconsapevolmente - in relazione. 



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