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SCUOLA/ Fa più danni un prof politicizzato o lo statalismo?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ricordo, quando ero al liceo, un docente di italiano di grande fascino. Preparato, solido, capace di dominare la situazione e di appassionare alla letteratura. Sempre con la sigaretta in bocca (allora si poteva...), otteneva l’attenzione e il silenzio, anche da parte dei più agitati, con l’ironia e qualche sferzante battuta. Era sindaco di un paese vicino a Rimini, ovviamente un comune “rosso”. In pochi mesi divenne un “mito” per tutti noi, e i suoi motti correvano di bocca in bocca. Non faceva politica apertamente in classe, ma - lo capisco a posteriori - il suo pensiero scorreva sotterraneo nella letteratura, in certe affermazioni, nel modo di approcciare le cose. E noi eravamo affascinati, lo avremmo seguito ovunque. Per fortuna stette solo un anno.
No, non si risolve la questione con le sospensioni. Va affrontata, certo, ma non così. È una questione analoga a quella dei libri di testo. Possiamo forse pensare di mettere all’indice tutti i libri scolastici che storpiano la realtà storica, scientifica, umanistica, giuridica, eccetera? Non scherziamo, rimarrebbe ben poco. È inutile, anche in questo caso, che si finga che non sia vero; gli esempi sono innumerevoli, già dalle elementari. Comunque, la libertà degli editori di stampare le scempiaggini che vogliono non si può togliere, su questo hanno ragione.
Allora, come si fa? È semplice: restituiamo alle famiglie la possibilità/responsabilità di scegliere, a vera parità di condizioni, a chi affidare la formazione/educazione scolastica dei propri figli, senza fare mistero dell’identità del soggetto educante.
La scuola di Stato, per sua natura, è e sarà sempre così: luogo di molteplici identità e idealità, di discordanti idee politiche, di possibile e probabile comunicazione di valori contrastanti con quelli della famiglia. Non è pensabile e non è ragionevole un controllo a tutti i livelli. Se i genitori desiderano per i figli un luogo e degli insegnanti così, sapendo bene qual è la situazione, hanno il sacrosanto diritto di mandarglieli. Ma se altri non lo desiderano e cercano scuole che rispettino i propri valori, devono avere delle alternative valide e a parità di condizioni economiche. È un diritto altrettanto sacrosanto. E la libertà di scegliere, ancora una volta, è l’unica soluzione. Chi governa ne tenga conto, invece di proporre soluzioni impraticabili e irragionevoli; e chi si straccia le vesti, per favore, ci risparmi lo spettacolo.




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